Made in Italy, moda, arte ed economia si intrecciano nella ricerca della professoressa Michela Mantovani

Courtesy of ufficio stampa di Michela Mantovani
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L’eccellenza del Made in Italy viene riconosciuta in tutto il mondo, anche e soprattutto grazie a chi sa valorizzarla. Sono tante le forme in cui si manifesta e tanti i modi in cui può essere preservata, a partire dalla consapevolezza, che passa attraverso l’insegnamento

Proprio per questo, è interessante notare la ricerca di docenti come Michela Mantovani, che da vent’anni si occupa di economia della moda, del brand e del Made in Italy, ma anche di economia del turismo e dei beni culturali. Cresciuta tra i ritagli di tessuto e gli abiti dei negozi di famiglia, capisce da subito che la moda e l’arte hanno un ruolo importante nella sua vita, fino a inserirsi nei suoi studi e nel suo attuale lavoro, quello di Docente di Scienza delle Finanze con specializzazione in Economia della Moda, del Brand e Made in Italy presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria e autrice di oltre sessanta pubblicazioni tra libri e saggi scientifici, ruoli ottenuti dopo una grande esperienza nel campo, che non si esaurisce mai, ma si arricchisce con molteplici nuovi progetti. 


È nata prima la sua passione per l'arte o quella per la moda?
Arte e moda per me sono sempre state la stessa cosa da quando fin da piccola frequentavo (negli anni Settanta) i negozi di Fiorucci, in cui la moda era arte. E come dice Antonio Marras: «Moda e arte sono le stesse idee che si concretizzano in varie forme». I miei genitori avevano negozi di tessuti e poi di abbigliamento, oltre che un’azienda che produceva jeans per Fiorucci. Così sono sempre stata fra le pezze. A sette anni con mia sorella avevamo già aperto un locale dove si vendevano i vestiti per le Barbie prodotti con i ritagli di stoffa che recuperavamo nel laboratorio e nei negozi dei miei. Mentre per l’arte, sempre a sette anni, aprii la mia cassettina di risparmio per acquistare a un’asta di quadri un piccolo olio su tela che raffigurava un busto di donna con una bella cornice dorata che ancora i miei conservano.


Secondo lei, la moda è arte? 
Sì, certo. Tantissimi stilisti italiani hanno guardato all’arte per le proprie creazioni. Si va da Versace che guardava alla Magna Grecia, ma anche alla pop art di Andy Warhol, oppure Dolce&Gabbana che guardava ai dipinti francesi del Settecento. Solo per fare qualche esempio.

Courtesy of ufficio stampa di Michela Mantovani
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Durante i suoi studi in Storia dell’arte e comunicazione al DAMS di Bologna, uno dei suoi professori era Umberto Eco. Qual è l'insegnamento più importante che ha appreso da lui? 
Il non solo stare in biblioteca a studiare, ma come mi disse: «Michela, devi essere una praticona perché alla fine solo chi fa anche qualcosa è sempre meglio di chi studia solo». Ed è su questo suggerimento che ho impostato la mia vita, anche accademica: studiare facendo fare agli studenti dei project work in relazione alla metodologia studiata. 


Conclusi gli studi, viene chiamata presso la Facoltà di Economia dell’Università La Sapienza di Roma per valutare i risvolti economici dei beni culturali italiani. Si aspettava questa chiamata? Com’è arrivata? 
Appena laureata al DAMS in Storia dell’arte contemporanea il professor Francesco Forte, economista in Scienza delle finanze della Sapienza, aveva avuto incarico dal Ministero per la programmazione economica di valutare le opere d’arte conservate nei nostri musei italiani per metterle come Asset patrimoniale. Così, tra professori universitari si fece il mio nome, grazie alla pubblicazione della mia tesi di laurea sulla prestigiosa rivista dell’Accademia Clementina di Bologna.

Courtesy of ufficio stampa di Michela Mantovani
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La moda e l'arte sono alcuni dei settori più importanti per l’economia nazionale. Si trova d'accordo con questa affermazione? 
L’Italia è il Paese della creatività, che ci è data dalla nostra ancestrale cultura artistica e che riusciamo a trasferire negli oggetti.


Cos’è il CAT-Lab? Mi parli di questo suo progetto. 
Il CAT-Lab è un “laboratorio di Economia e management delle risorse Culturali Ambientali e Turistiche” del Dipartimento di Giurisprudenza ed Economia dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. È stato attivato e diretto da me dal 2007 con l’obiettivo di valorizzare il lavoro e i project work degli studenti che vogliono valorizzare le eccellenze del Made in Italy (e in particolare del Made in Calabria). I project work consistono nella produzione di beni per i settori culturali, come ad esempio percorsi turistici, enogastronomici, esperienziali o produzione di outfit che rappresentano la Calabria, anche dal punto di vista della sostenibilità.


Il Made in Italy è un’eccellenza nel mondo. Come fare per preservarlo? 
Più che di Made in Italy parlerei di “fatto nel territorio”. Così Versace guardando alla Magna Grecia rielabora i suoi outfit, così René Caovilla vedendo i luccichii di Venezia li propone nelle sue creazioni artistiche. Bisognerebbe fare come è stato fatto per la cucina italiana, ossia riuscire a far dichiarare il Made in Italy Patrimonio immateriale dell’umanità nella lista Unesco

Courtesy of ufficio stampa di Michela Mantovani
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Qual è un progetto in ambito del Made in Italy che desidera realizzare? 
Mi piacerebbe fare un networking di piccole aziende italiane artigianali (in particolare tessili) che, non potendosi promuovere, rischiano l’estinzione e ciò sarebbe una dolorosissima perdita per l’eredità culturale del nostro paese, come è accaduto, ad esempio, al panno casentino. Così, affinché questo nostro patrimonio non vada disperso, mi piacerebbe sensibilizzare i giovani a professioni artigianali e creative legate alle eccellenze delle nostre manifatture e poi agli stessi giovani chiederei di promuovere le creazioni da loro realizzate attraverso i canali social, valorizzando un incisive storytelling, come nell’esempio del panno casentino, venuto in auge con il film Colazione da Tiffany.


A quali progetti sta lavorando attualmente? 
Ho scritto un libro, M3. Economia della moda del marchio e del Made in Italy, che utilizzo per il mio corso di Fashion & Made in Italy, in cui gli studenti, per studiare l’economia della moda, producono vestiti che saranno poi esposti sia online, sia in sfilate. Il libro, però, non è solo per studenti, ma è anche un libro per riconoscere le nostre eccellenze nel campo della creatività.

 

Alessandra Picciariello