“Il Paradiso delle Signore - Mi ritorni in mente”: Enrica Pintore si racconta con sensibilità ed empatia attraverso la sua Clelia e le sue esperienze di vita

Il vero amore supera le montagne ed è proprio quello che è successo ne Il Paradiso delle SignoreClelia Calligaris, interpretata da Enrica Pintore che, grazie all’amore di Luciano, supera le vette più ardue per essere felice.

Abbiamo imparato ad amare e apprezzare Enrica per la sensibilità e l’empatia che mette nei personaggi che interpreta, non possiamo dimenticare il suo ruolo in Enrico Piaggio – Un sogno italiano in cui interpretava Paola Bechi Luserna. Da un anno, Enrica è anche diventata mamma e la sua vita si divide tra il set e la sua famiglia. Abbiamo avuto il piacere di intervistarla, conoscerla meglio e scoprire diversi aspetti della sua vita e della sua carriera.

 

Ci racconti com’eri da bambina?
Da bambina sono stata molto fortunata perché, nascendo in un paesino piccolo della Sardegna, ho sempre avuto un contesto famigliare molto vicino, avevo a portata di mano parenti e amici. Mi rendo conto che adesso che mia figlia crescerà a Roma dipenderà da me e mio marito farle frequentare il più possibile i parenti, i bambini della sua età, invece per me è stato tutto molto facile e secondo me questo è un vantaggio di chi nasce in un paesino. Dall’altra parte, sono stata una bambina che si è dovuta accontentare sullo sport, sul teatro, non c’era molto. Ero una bambina molto socievole, forse perché essendo figlia unica ho sempre cercato il contatto, mi piaceva tantissimo la compagnia ed ero una bambina molto responsabile. Sono cresciuta senza un papà, mia mamma era una ragazza madre, era molto giovane, aveva vent’anni e mi ha fatto da sorella maggiore, da madre e da padre, però mi ha responsabilizzato tanto, era molto attenta e precisina e questo mi è rimasto fin da adulta.

Cosa ti piaceva fare?
Essendo in un paesino piccolo le cose erano poche, come sport ho fatto taekwondo, perché c’era solo quello. Crescendo, in adolescenza, visto che riuscivamo a spostarci, ho potuto fare nuoto e a sedici anni ho fatto il mio primo corso di teatro. Da lì non l’ho più lasciato, quando ero a Firenze per l’università ho cercato altri corsi e poi mi sono trasferita a Roma per la recitazione.

Come mai hai scelto Firenze per l’università e non direttamente Roma?
Ho scelto Firenze perché era una cittadina più piccola, Roma e Milano mi spaventavano un po’. Sono andata a Firenze nel 2004, non si usavano neanche i social, per me la nostalgia e la lontananza da casa erano forti.

Ogni quanto riuscivi a tornare a casa?
Il primo anno tantissimo, ogni mese e mezzo, davo subito gli esami nella prima sessione e partivo. Poi ho iniziato ad ambientarmi, il secondo e terzo anno sono andati meglio e nel frattempo prendevo dei lavoretti su Roma, prendevo il treno e viaggiavo, una volta laureata mi sono trasferita subito a Roma.

Che lavori facevi a Roma?
Spot pubblicitari.

Com’è arrivata la passione per il teatro?
All’inizio era per gioco, nel mio parse c’era una compagnia e il regista era un grande amico di famiglia, andavo a vedere tutti gli spettacoli e imparavo a memoria tutti i personaggi che mi piacevano, mi mettevo vicino al suggeritore sul palco. A sedici anni ho fatto con loro il primo laboratorio, poi a diciassette anni ho partecipato a Miss Italia e vinsi la fascia di Miss Cotonella, che all’epoca era un gran bel contratto di lavoro e così nell’ultimo anno di liceo partivo per lavoro ogni weekend. Lì ho iniziato a viaggiare e lavorare da sola, e mi sono resa conto che potevo andare via per l’università, così ho mantenuto la mia agenzia di moda e facevo qualche lavoretto a Milano. Non è che volessi fare la modella, avevo altre aspirazioni, invece l’attrice mi piaceva farlo, ma rimaneva comunque sempre un hobby, infatti appena laureata ho fatto diversi lavori, ad esempio ho lavorato in un hotel, avendo studiato lingue, perché i provini erano pochi e quindi non potevo campare d’aria. Una volta laureata, ho deciso di studiare recitazione e ho preso seriamente questo lavoro, prima dei ventitré anni non pensavo potesse diventarlo.

Quando è stato il momento in cui ti sei resa conto che era il tuo lavoro?
Il primo step è stato il film con Vincenzo Salemme, Dieci regole per fare innamorare, ma anche dopo quello ero molto acerba. Dopo quel set, mi sono detta che mi dovevo mettere sotto, mi dicevano che dovevo sporcare la mia immagine se volevo fare l’attrice e all’inizio non capivo, poi ho capito che, avendo sempre fatto tv, c’è sempre un’immagine un po’ patinata, devi essere pulita, precisa, truccata ai provini. Invece, quando fai l’attrice, a volte vale tutto l’opposto, a volte per una parte non mi sono nemmeno lavata i capelli, era un personaggio che doveva essere dimesso, trascurato.

Come sei arrivata a Il Paradiso delle Signore?
Stavo girando un film indipendente Oltre la bufera, insieme a Piero (Mario nel Paradiso), ero nel ferrarese e ho ricevuto questo provino anni ‘50, ho preso il treno e sono tornata a Roma per farlo. Dopo un mese circa mi hanno chiamata, ero in vacanza in Madagascar, ho ricevuto lì la chiamata. Quando ho ricevuto la bella notizia ero super felice, ho fatto i salti di gioia. Dicono che il lavoro porta lavoro e il Paradiso mi ha portato tanta fortuna, oltre al fatto che ho conosciuto molte persone con cui sono rimasta amica. Per noi è stata una sfida perché era un prodotto nuovo, con volti nuovi, pochi scommettevano su questo prodotto, ma siamo riusciti a tirare su quella fascia oraria, per noi è stata una vittoria. 

Quando hai capito che quel ruolo avrebbe potuto darti così tanta popolarità?
Dopo il primo anno, sui social c’era stato un riscontro altissimo, lo ricevevamo quotidianamente, però pensi sempre che è un lavoro di gruppo, invece poi quando ci fu la notizia che il Paradiso sarebbe stato chiuso ho capito quanto era amato il personaggio. Anche quando ho fatto il film di Piaggio, che è stato tra la prima e la seconda stagione, tutti mi scrivevano se potessi tornare al Paradiso, perché Clelia era partita e non si sapeva se sarebbe tornata.

È stata dura andare via dal Paradiso?
Sì, piangevo tutti i giorni a casa, con Giorgio continuavamo a mandarci foto mentre piangevamo. Lasciare il Paradiso è stata una scelta voluta, ponderata e giusta, siamo voluti andare via in un momento in cui i due personaggi erano molto amati, così da lasciare un bel ricordo, perché ci siamo detti che poi la storia sarebbe diventata noiosa, così come i personaggi, e cosa avremmo raccontato ancora? Per una settimana buona, a casa mi mancava quel camerino, perché siamo andati via a metà stagione.

Secondo te, come mai Clelia è un personaggio ancora così amato nonostante siano passati diversi anni?
Ieri rientravo da Milano su Roma, mi sono messa in fila in gelateria e un ragazzo si è girato dicendo: «Oddio Clelia, non ci posso credere! Ho iniziato a guadare il Paradiso da poco, non mi dire niente». Ancora mi fermano, anche se ho fatto altri lavori, per il personaggio di Clelia. È una fiction che va in onda tutti i giorni, è sempre disponibile su Raiplay, per noi il tempo passa, ma per molti ci siamo sempre. 

Clelia è una donna forte che sceglie di scappare da un marito violento per proteggere lei e il suo bambino.
Clelia era una donna molto all’avanguardia per il periodo perché, da sola con un bambino, lascia la propria città e la propria famiglia, a quei tempi potevi essere denunciata per abbandono del tetto coniugale. Lei ha una nuova identità, deve cercare un lavoro, non può dire di avere un bambino, per non perdere il lavoro, è una donna molto forte e molte donne si saranno riconosciute in lei o chi non l’ha fatto magari in passato ha ambito ad essere così. Non ti nego che ho incontrato delle donne che mi hanno detto che il personaggio di Clelia le ha aiutate tantissimo, eppure sono ragazze di oggi.

Quanto è importante per una donna avere un’indipendenza economica?
Tantissimo, perché non c’è solo la violenza fisica, ma anche quella psicologica che viene semplicemente dal marito che ti controlla, ti controlla il conto corrente, ti proibisce di vedere delle persone, di spendere soldi come vuoi. Ci sono anche donne che non lavorano e dipendono economicamente dal marito

Clelia trova un lavoro e si innamora di Luciano. Cosa le piace di lui?
In una delle prime scene lei lo descrive come una persona integerrima, molto attenta e umana, quando si doveva allontanare dal lavoro per via del figlio, lui glielo permetteva, infatti è una delle prime persone con cui si confida e gli racconta del figlio e questo vuol dire che ha trovato una persona di cui potersi fidare. Inizialmente era solo un rapporto di fiducia e di estremo rispetto e l’amore è arrivato dopo. Credo che la storia abbia convinto perché il tradimento non è stato voluto e nemmeno cercato, è stato un innamoramento reale.

Com’è per lei vedere che Carletto ha un buon rapporto con lui?
Importantissimo, perché anche se non sapevano come si sarebbe sviluppata la storia, il solo fatto di avere una figura maschile che andasse d’accordo con il figlio, le ha dato un po’ di ossigeno.

Com’è stato lavorare con questo piccolo attore?
Era simpaticissimo, ovviamente la soglia dell’attenzione era bassissima, era molto piccolo, dovevi sempre stargli dietro, era veramente dolcissimo, ci divertivamo tanto a girare con lui.

Descrivi con una parola alcuni tuoi ex colleghi de Il Paradiso delle Signore, per la persona e non per il personaggio.
Giorgio (Luciano): amorevole
Alessandro Fella (Federico): affascinante
Marta (Silvia): attenta
Alessandro Tersigni (Vittorio):  simpaticissimo
Federica (Nicoletta): esuberante.

Tra una stagione del Paradiso e l’altra, come dicevamo prima, ti abbiamo visto in Enrico Piaggio – Un sogno italiano. Che set è stato?
È stato bellissimo, era un periodo in cui mi arrivavano provini di storie ambientate dal secondo dopo guerra in avanti, quindi sono rimasta in quell’aurea, e poi era una bella storia di vita, d’amore, di successo. Ho avuto modo di conoscere la pronipote del mio personaggio, di girare nella loro villa a Pontedera e poi Alessio era meraviglioso. Sono contenta di aver raccontato quello che è un simbolo dell’Italia. 

Fonte RaiPlay
Fonte RaiPlay

Circa un anno fa è nata una meravigliosa bambina. Com’è stato diventare mamma?
È meraviglioso, tutto ciò che non mi sarei mai aspettata, per quanto ti possono raccontare le persone, è un’esperienza che per me è una terza fase di vita, che ti cambia. Sono sempre io, ma mi rendo conto di essere diversa e per alcune cose non posso tornare ad essere quella di prima, è inevitabile. La bambina ha un anno e ha assorbito tutta la mia energia degli ultimi dodici mesi, ho ripreso a lavorare adesso, però è stata una mia scelta stare a casa, allattarla e crescerla. Tra gravidanza e il primo anno, sono stata ferma circa un anno e mezzo

La piccola Miriam avrà dei fratellini o delle sorelline?
Se me lo chiedi adesso ti dico di no, il trauma del parto è ancora troppo vicino, al momento mi dedico a lei. 

Adesso cosa stai facendo di bello?
Non si può dire nulla.

Sappiamo che sei su un set.
È un set per il cinema, è una commedia e sto girando a Milano, questo lo posso dire.
 
Quando uscirà?
Penso il prossimo inverno, ma non so esattamente quando. Quando usciranno le prime notizie poi potrò parlarne.

Paola Giannessi