Dalle sue canzoni ai live: Alis Mata si racconta su Donneingamba

Alis Mata, un’artista innamorata della vita, che sin da piccola ha iniziato a scrivere creando emozioni. Importante è stato il suo soggiorno durato un anno in Costa Rica che, alla giovane età di sedici anni, le ha permesso di esibirsi in vari teatri con artisti locali.

Da poco è uscito il suo ultimo singolo Anche Meno e per l’occasione abbiamo avuto il piacere di conoscerla meglio, attraverso questa intervista. 

Chi è Alis Mata?
Una delle persone che vivono dentro di me. Alis Mata è un’artista e in quanto tale è perennemente tormentata e innamorata della vita. Quando prende il controllo, il mondo diventa più colorato e sale un’irrefrenabile necessità di dipingere con le parole. Sarebbe riduttivo dire che è la cantautrice in me che si rivela di sera. 

Quando Alice Dominici diventa Alis Mata? Ci racconti com’è nata?
Il processo è stato incredibilmente lungo, perché trattandosi di una parte di me, non è mai nata: è sempre stata lì. Ho composto la mia prima canzone/poesia a sei anni, appena ho imparato a scrivere. Non ho mai vissuto senza creare. Parlando più concretamente di musica, ho studiato chitarra classica fino a tredici anni, quando una frattura scomposta mi ha obbligata a smettere, facendomi concentrare sul canto. Lì ho scoperto una forma espressiva che avevo esplorato solo timidamente e ho cominciato a scrivere sul serio. Poi, a sedici anni, mi sono trasferita per un anno in Costa Rica per uno scambio Intercultura e sono stata ospitata dalla famiglia Mata. Il mio nome per quell’anno è diventato Alis. Quell’anno ho avuto la fortuna di esibirmi in diversi teatri con cantautori locali, portando in giro la musica italiana che mi aveva formata in qualità di interprete. Una volta tornata in Italia, ho sacrificato la musica per molti anni per dedicarmi allo studio (sono una ricercatrice universitaria): ho ripreso durante il dottorato di ricerca, perché quello che ricercavo più di ogni altra cosa era la gioia di stare al mondo. Alis Mata era il nome perfetto per tenerlo a mente. 

Courtesy of A-z Press
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Quando nasce la tua passione per la musica?
Il mio primo ricordo è un viaggio in macchina con i miei genitori. Eravamo nel traffico di Roma e la radio passava Susanna di Adriano Celentano. Io ascoltavo e riuscivo a riprodurre la canzone perfettamente nella mia testa, ma ero frustrata perché non ero in grado di cantarla con la stessa precisione. Avevo tre anni. La cosiddetta “radio mentale” è rimasta accesa per ogni giorno a seguire. Mio padre sostiene che sia merito suo, perché mi faceva ascoltare la musica prima che io nascessi. Serve altro?

Chi sono gli artisti che hanno formato il tuo gusto musicale?
È una domanda molto frequente ma non per questo semplice. Spesso si tende a rispondere parlando di riferimenti, ma la verità è che veniamo plasmati da ciò che le nostre orecchie captano nei primi anni di vita. Mio padre è un grande appassionato di Battiato, andavamo a vederlo live tutte le estati, fino all’ultimo concerto alle Terme di Caracalla. Da lì, durante l’adolescenza ho esplorato autonomamente altri cantautori che mi hanno influenzata profondamente, da De André a Carmen Consoli, per poi passare oltreoceano con Bob Dylan, Leonard Cohen, Simon & Garfunkel, e tanti altri a cui gran parte del nostro cantautorato si è ispirato. In quegli anni, mio padre ascoltava ossessivamente anche Enya e i Dire Straits. Recentemente, registrando i cori del disco di un amico e riascoltando alcuni passaggi della mia Anche meno, mi sono resa conto di quanto quegli ascolti abbiano lasciato una traccia, seppur inconsapevolmente.

Courtesy of A-Z Press
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La tua musica è ispirata a quella folk-country americana. Cosa ti piace di questo genere musicale?
Nel mio mondo trova moltissimo spazio tutto il folk, non solo quello americano: passo diverse giornate all’anno ad ascoltare Roberto Murolo, per esempio, e amo molto il progetto de La Niña, che soprattutto dal vivo tiene in vita gli stessi colori. Il folk è la forma più immediata di espressione cantautorale e, quindi, delle nostre storie. Credo che ognuno abbia un mondo interiore unico, una frequenza di vibrazione del tutto personale che ha poco a che fare con le scelte, te lo ritrovi lì. Il mio è fatto di campagna, di grandi silenzi e di pensieri lunghi ed elaborati che scandiscono le ore. Sono cresciuta a Roma, ho vissuto in tanti paesi, e ho trovato finalmente la mia dimensione solo nella campagna toscana, che ora chiamo casa. Il folk e il country sono nient’altro che la trasposizione sonora di queste frequenze: uniscono il mio mondo con quello del mio compagno (nella vita e nella musica), che è un grandissimo cultore di tutta la musica americana, nonché mio storico chitarrista. 

Le tue canzoni sono contraddistinte da una forte nota cantautorale. Quanto è importante per te questo aspetto?
È fondamentale. Per me il testo è al centro e deve avere una sua indipendenza per essere accettabile: in altre parole, levando la musica, deve mantenere una sua qualità artistica. D’altra parte, ho iniziato scrivendo. Mi sono ritrovata spesso a discutere con altri artisti su come debba essere un testo. Molti sostengono che la bellezza sia nell’immediatezza delle immagini. Io seguo una filosofia diversa: credo che un testo possa e debba essere anche una caccia al tesoro, un invito a fare riflessioni diverse dal solito, non necessariamente in maniera pesante, anzi spesso sfruttando ironia e citazioni. Mi rendo conto che possa non essere strategicamente ottimale e non ambisco al riscontro del grande pubblico, ma piuttosto a trovare uno spazio mentale condiviso con chi trae piacere da una dimensione più lenta e riflessiva. 

Courtesy of A-Z Press
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Hai una grande esperienza live, cosa vuol dire per te poterti esibire davanti a un pubblico? Che rapporto instauri con loro?
Il live è sempre un momento speciale, in cui ci si mette a nudo. L’ansia è andata scemando nel tempo (ma mai del tutto!) e, anche contro di lei, l’ironia è una grande arma e tende a funzionare su tutti i tipi di pubblico: l’autoironia, in particolare, permette di mostrarsi senza rendersi vulnerabili. Amo scherzare molto con il pubblico, per poi dare tutta me stessa nell’interpretazione dei brani. Si crea un contrasto tra emozioni diverse nel corso della scaletta: ne esco stravolta ma felice, con la speranza che anche chi mi ha ascoltato abbia vissuto un po’ di quell’energia.

Come nasce il tuo album Bestie e Mortali?
Bestie e Mortali uscirà in autunno. Nel 2022 se n’è andata mia nonna, un punto di riferimento fondamentale per me: mi ha insegnato a ricercare la leggerezza come virtù, il valore immenso di creare ricordi divertenti, come le volte che andavo da lei anziché a scuola e scendevamo a comprare i bignè in pasticceria per finire il pranzo. Non direi che l’ho persa, ha solo cambiato residenza e forma: una delle tante forme che ha acquisito è quella musicale. Bestie e Mortali ragiona di vita e di morte, si ride moltissimo, si pensa e si piange. Le bestie siamo noi, ma non mancano innumerevoli riferimenti agli animali e in particolare ai suoi preferiti, il gatto e l’elefante.

Il tuo nuovo singolo Anche meno è un invito a rallentare, viviamo in una società dove il tempo non ci basta mai e siamo continuamente di corsa. Quanto è difficile rallentare? Come possiamo fare?
Sono la persona più sbagliata a cui chiedere! Quando scrivo una canzone, di solito è per autoconvincermi di un’idea che in quel momento mi attraversa, ma che non ho del tutto interiorizzato. Convivo con un cervello che pensa quindici cose contemporaneamente e, di queste, dieci hanno a che fare con ciò che dovrò fare tra un’ora, un giorno, una settimana. Fermarmi è una chimera, un altro obiettivo da raggiungere. L’unica verità che sento di aver compreso è che spesso  tutta questa pressione, che sembra venire dalla società, in realtà viene da noi stessi: sta a noi tracciare un limite e abbassare il volume per riuscire finalmente ad ascoltare i nostri stessi pensieri e quelli degli altri intorno a noi. Chissà, magari sarà proprio quell’ascolto “silenzioso” a rivelare dimensioni sconosciute e appagare la smania di intrattenimento che sentiamo addosso. 

Grazie per esserti raccontata su Donneingamba.com
Grazie mille a voi.

Paola Giannessi