
Sin da giovane aveva le idee chiare, gli piaceva il teatro e voleva scoprire dall’interno come funzionasse quella meravigliosa macchina che faceva emozionare così tanto le persone.
Abbiamo visto Giorgio Lupano in tante fiction, ma una che abbiamo nel cuore è Il Paradiso delle Signore, dove interpretava Luciano
Cattaneo. Con lui abbiamo riso, sofferto, ci siamo emozionati e tutti i suoi fan non l’hanno dimenticato. È per questo che come primo ospite del nostro format estivo Il
Paradiso delle Signore - Mi ritorni in mente… abbiamo deciso di intervistare Giorgio, che tra giovinezza, carriera e il set del Paradiso si racconta su
Donneingamba.
Tu sei nato e cresciuto a Trofarello, com’è stato vivere la tua infanzia in un paese?
La mia infanzia è stata quella di un bambino che viveva in campagna, quindi biciclette, amici, situazioni poco urbane, per me Torino è
arrivata con le superiori. Andando lì tutti i giorni ho iniziato a uscire da quella cerchia chiusa, ma anche felicemente chiusa, del paese di campagna e della cintura. Poi dopo le
superiori ho deciso di fare l’attore e sono andato via da casa, ma Trofarello è sempre rimasto nel mio cuore, è stato veramente un bel periodo.
Courtesy of Giorgio Lupano
Ti sono rimasti amici dall’infanzia?
A marzo sono stato a Torino al teatro Gioiello con uno spettacolo. Quando avevo quattordici o quindici anni, a Trofarello eravamo un gruppo di amici
coetanei. Adesso vivo a Roma, loro lì e ognuno ha la sua vita, ma quando vengo con qualche spettacolo a Torino ci sentiamo su WhatsApp con tutti gli amici. Eravamo una
ventina, ma a marzo al teatro Gioiello sono venuti in settantadue, perché poi con il tempo hanno messo su famiglia, vengono con i figli o con gli amici. Siamo
poco in contatto, ma ogni volta che vengo a Torino in teatro ci raduniamo tutti insieme, è sempre molto commovente.
Quando inizia la tua passione per la recitazione?
Mi è sempre piaciuto il teatro, alle superiori ho fatto un tecnico industriale, sono perito elettrotecnico, in cinque anni non ci
hanno mai portato a fare una gita o a vedere qualche spettacolo. Volevo andare soprattutto a teatro perché quelle poche volte che ero andato mi era piaciuto,
quindi con i miei amici di Trofarello, che invece andavano in scuole dove facevano fare l’abbonamento a teatro per gli studenti, feci un abbonamento al posto di un altro per
andare a vedere tutto quello che passava da Torino. A un certo punto ho pensato che quello che vedevo e che mi piaceva tanto avrei voluto conoscerlo meglio, volevo capire
dall’interno come nasceva uno spettacolo e così ho deciso di studiare il teatro, perché essendo questo un lavoro, come tutte le professioni, va imparato.
Courtesy of Giorgio Lupano
Come hai scelto la scuola?
Ho fatto il provino in tutte le scuole d’Italia, per essere sicuro di entrare da qualche parte, e mi hanno preso alla Civica Scuola di arte
drammatica di Milano e al Teatro Stabile di Torino. Siccome a Torino c’era una figura come Luca Ronconi alla guida della scuola e durava due anni,
invece alla Civica di Milano durava quattro anni, e io volevo iniziare presto a lavorare, ho deciso di studiare a Torino, per fortuna ho poi iniziato subito a lavorare. A quei
tempi a volte i registi andavano a vedere gli spettacoli dei giovani attori che si facevano con le scuole e un giorno venne Franco Branciaroli, che mi chiamò a casa il giorno
dopo, per chiedermi se volevo far parte di uno spettacolo che avrebbe fatto l’estate, ma avrei avuto solo una battuta, e accettai. Ho iniziato con una battuta, lo spettacolo dopo
avevo sei battute, lo spettacolo dopo sempre di più e adesso siamo qua.
Quando hai capito che poteva diventare un lavoro?
Quando ho cominciato, come tutti, ero un po’ incosciente, crediamo di essere i più bravi, non abbiamo dubbi, pensiamo che andrà bene e siamo
un po’ presuntuosi. Sembra tutto facile e se avessi cominciato già sapendo le difficoltà che questo lavoro presenta, forse ci avrei pensato due volte, le difficoltà arrivano dopo, ancora
oggi. Faccio l’attore, ormai è il mio lavoro, però non so dirti come andrà, mi auguro che duri a lungo.

Hai fatto tante fiction, una è Sacrificio D’Amore insieme a Francesca Valtorta, che attualmente è a Il Paradiso delle Signore nei panni di Valeria
Craveri. Che ricordi hai di quel set? Che esperienza è stata?
È stato un set meraviglioso, eravamo una comunità, per sei mesi abbiamo registrato negli studi nel Canavese, o in esterna nei dintorni, e stavamo
tutti quanti nello stesso albergo, era diventata una sorta di prigione dorata, eravamo chiusi dentro, ma ci piaceva molto stare lì. È stato invece brutto quando poi il
prodotto è andato in onda senza promozione, senza adeguato sostegno, è stato interrotto a metà, però ci rimane il ricordo di aver fatto quella serie con una bellissima sintonia e
atmosfera tra di noi. Francesca l’ho conosciuta al provino, ci hanno fatto un provino insieme per fare marito e moglie e poi abbiamo fatto il provino con
Francesco Arca perché dovevano scegliere chi interpretasse Brando. Quando ho fatto la scena con Francesca dovevo darle uno schiaffo, non la conoscevo e quindi
cercavo il modo di darle uno schiaffo finto, ma lei mi disse di darglielo veramente, la scena andò bene e ci presero tutti e due.
Siete rimasti amici dopo la fiction?
Sì, mi sveglio molto presto e oggi ho trovato un messaggio di Francesca che è tornata ieri, è sempre in giro. È da un po’ che non ci vediamo perché
ero in tournée, la sentirò così organizziamo.
Come sei arrivato a Il Paradiso delle Signore?
Sono arrivato con due provini, il primo l’ho fatto per il ruolo di Umberto, mi dissero che andavo bene, ma che ero un po’ troppo
giovane. Mi richiamano dopo qualche giorno dicendomi che c’era un altro ruolo interessante e al provino ho conosciuto Enrica Pintore. Devo dire che con
lei non c’è stata subito una grande sintonia, dopo il provino è andata a casa dal suo attuale marito Daniele e gli ha detto che aveva fatto il provino con me, ma che non ero
tanto simpatico e che sperava che non mi prendessero. Questo è stato il suo primo approccio, due anni dopo le ho fatto da testimone di nozze. Quando invece
abbiamo iniziato a lavorare sul set, c’è stata subito una grande sintonia e un grande affetto.

Luciano Cattaneo affronta momenti e temi difficili per quegli anni.
Sì, ad esempio il fatto che si è innamorato di una donna che non è sua moglie e che all’epoca non c’era il divorzio, ma non facendo un documentario
su quegli anni, tutto aveva un tono leggero, che però di volta in volta si alternava a momenti più drammatici. Poi ci siamo fatti un po’ prendere la mano perché
facevamo più nostri i personaggi, questo perché Daniele Carnacina ci disse che se avevamo delle modifiche o proposte da fare potevamo, tanto ormai i nostri personaggi li
conoscevamo bene. Con il pubblico c’era una risposta immediata perché dopo la puntata arrivavano i commenti sui vari social, quindi era come uno scambio tra noi e loro. Con Luciano Cattaneo,
Clelia e mia moglie Silvia avevano creato una specie di tifoseria, quelli pro Silvia, e quindi pro moglie, e quelli pro Clelia.

Qual è il momento della fiction, nella tua permanenza al Paradiso, che ti è piaciuto di più?
Quando Luciano scopre che suo figlio non è suo figlio e che sua moglie non è quella santa donna che pensava. Scopre tutto grazie a degli esami medici, fa una sfuriata e
se ne va di casa, e dove va? A dormire in ufficio. Mentre va lì, incontra Clelia, che aveva momentaneamente lasciato, che esce
dal cinema con un signore che le faceva la corte. Era già distrutto perché aveva scoperto che Federico non era suo figlio e che sua moglie lo aveva tradito, vede Clelia tutta
felice con quell’uomo, va a dormire lì e tutto distrutto il mattino dopo suo figlio lo chiama chiedendogli dov’era e perché non fosse a casa. Ecco, quella scena lì, al telefono
con Alessandro Fella (Federico Cattaneo), in cui lui doveva nascondere la verità al figlio, l’ho trovata, anche di scrittura e di trama, un bel momento. Lui lì, nonostante tutto,
fa finta di niente con Federico, che è una cosa che i genitori fanno con i figli, nascondere le difficoltà e i dolori.

Sei ancora in contatto con qualcuno de Il Paradiso delle Signore?
Con Enrica ci sentiamo regolarmente, Marta la sento ogni tanto, lei adesso vive in Veneto, e poi con gli altri ogni tanto, con
Vanessa, con Federica, che ha avuto un figlio, con Alessandro Fella quando capita a Roma...
Dopo il Paradiso hai ripreso il tuo amato teatro, tra i vari spettacoli che hai fatto vorrei soffermarmi su Il Curioso Caso di Benjamin Button.
È il mio preferito!
Qui, raccontando la vita al contrario di Benjamin, affrontiamo il tema della morte, la consapevolezza del momento in cui avverrà.
Sì perché, vivendo al contrario, sa quando terminerà. Questo spettacolo nasce come una lettura, per una rassegna che tutti gli anni c’è qui a Roma, che si chiama
In altre parole. Ho potuto far vedere questa lettura al produttore di Artisti Associati, con cui ho fatto un sacco di spettacoli, che mi ha detto che era una bella idea,
che potevamo farlo e così è nato lo spettacolo.
La storia è la bellissima novella di Francis Scott Fitzgerald, che è di una tenerezza, di una arguzia e di un senso dell’umorismo, che veramente è un piacere, è una sorta di
favola amara. Questo spettacolo è stato una sfida dal punto di vista tecnico, fortissimo dal punto di vista emotivo, è una storia che ci accomuna un po’ tutti:
ognuno ha la sua vita con percorsi diversi, ma quando si è piccoli una parte è un po’ uguale per tutti, come l’asilo ad esempio, tutti si riconoscono in quel bambinetto che non
capiva cosa dicevano le maestre... Questa cosa emotivamente è forte e dà senso allo spettacolo.
Quest’anno sei stato molto presente nei teatri.
Sì, ho fatto tre produzioni, nella prima parte della stagione fino a Natale ho portato in scena L’importanza di chiamarsi
Ernesto, a gennaio soltanto a Roma, poi ho fatto un testo contemporaneo americano che si chiama A Steady Rain, che riprenderemo la prossima stagione, e
infine ho ripreso con Gabriele Pignotta e Rocío Muñoz Morales Contrazioni Pericolose, che riprenderà il prossimo anno.
Descrivi con una parola alcuni tuoi ex colleghi de Il Paradiso delle Signore.
Enrica (Clelia): adorabile
Marta (Silvia): è una cara amica, direi premurosa
Federica (Nicoletta): pazza
Alessandro (Federico): abbastanza pazzo anche lui, molto simpatico
Roberto (Umberto): misterioso.
Paola Giannessi





