
Non solo attrice, ma anche poetessa, stiamo parlando di Valentina Ghelfi, appena vista nei panni di Greta Marchesi nella fiction Il Paradiso delle Signore. Donna dalle mille passioni e dai mille talenti, Valentina ha un animo introspettivo e riflette molto su sé stessa e sul mondo che la circonda, aspetto che trova voce nei suoi libri di poesie.
Ma com’è nato tutto? Come nasce la sua passione per la poesia? Ci ha raccontato lei stessa: «La mia passione per la poesia nasce presto, già amavo leggere da bambina. Alle superiori, grazie alla mia adorata professoressa di Italiano (ma forse anche prima), ho iniziato ad amare i poeti italiani e ricordo che attorno ai sedici anni ho avuto consapevolmente il mio primo poeta preferito e le mie prime poesie preferite. Amavo Consolazione di D’Annunzio (adoravo leggerla ad alta voce tra me e me, davvero come una consolazione), ma anche Saba. Facevo il linguistico, quindi c’era anche la possibilità di conoscere e studiare poesie in lingua tedesca, spagnola e inglese. Ho iniziato lì ad appassionarmi ai suoni, alle possibilità espressive e ritmiche della lingua, perché la poesia non è soltanto significato, ma è anche un mondo sonoro e sensoriale che si spalanca».
Da una grande passione e da una spinta intraprendente, nel 2018 (a soli ventidue anni) nasce la sua prima pubblicazione, Los Señores ed
Io: «La mia prima pubblicazione è avvenuta per magia, per caso. Con l’accademia che stavo frequentando, il Piccolo Teatro di Milano, ero a fare delle letture a una fiera del
libro di Milano e, passeggiando in una pausa tra i vari stand, mi fermo davanti allo stand di Progetto Cultura, la proprietaria mi dà un volantino e mi chiede se
conoscessi qualcuno che scrivesse per partecipare a un concorso. In quel periodo avevo già iniziato a mettere insieme la mia prima raccolta di poesie, appunto Los
Señores, ispirata da Not that kind of girl di Lena Dunham e Paura di volare di Erica Jong, che non sono raccolte di poesie, ma volevo fare
esattamente quello che hanno fatto loro con le loro opere nel mio libro di poesie. Ho poi mandato alla casa editrice la raccolta già illustrata e sono arrivata tra i primi tre;
quindi, ho vinto la pubblicazione con loro». Nel 2020 arriva il secondo libro, Quello che succede dentro, una cronaca poetica di una
storia d’amore con le sue luci e le sue ombre, l’anno successivo invece sarà la volta di Feminae, che per Valentina è stata fondamentale perché, come ci
ha raccontato: «La raccolta Feminae per me è stata molto importante perché è stata la prima volta in cui mi sono presa uno spazio per essere sgradevole nella poesia, per
esplorare e parlare del mio femminismo, dell’invidia, del rapporto con il femminile, con il maschile, il rapporto con il
mio corpo e con la rabbia». Inoltre, questo libro è diventato anche il primo spettacolo di GhelfiDema, il duo elettropoetico di cui fa parte
l’attrice, che sarà in scena al Milano Fringe Festival dal 2 al 6 giugno 2026 alle 21.00 a Mare Culturale Urbano. Infine, l’ultimo libro pubblicato da Valentina
è L'érotique. C'est tragique, una raccolta in cui il tema principale è il desiderio vissuto che non è stato possibile esprimere.

Quello della poesia è un mondo interiore, soggettivo, è interessante dunque conoscere il processo creativo dietro a un'opera e se l'ispirazione può arrivare dalla lettura di altre autrici o altri autori. Abbiamo quindi chiesto a Valentina quali sono le poetesse o i poeti di cui ammira il lavoro e cosa la ispira nella scrittura delle sue poesie: «Le poetesse che ammiro oggi sono soprattutto donne e hanno un linguaggio molto semplice, diretto e contemporaneo: Patrizia Cavalli, Patrizia Valduga, apprezzo anche il lavoro di Silvia Salvagnini. Invece, quello che mi ispira a scrivere, più che la poesia che leggo, che naturalmente mi ispira per la forma, sono romanzi. Adoro Sally Rooney, Erica Jong, Chris Kraus ed è il loro modo di scrivere personale, dirompente, femminile e coraggioso che mi spinge poi a scrivere. Quello che mi ispira a scrivere poesia è il bisogno di connettermi con l’altro, di incontrare l’altro. Nell’ultimo periodo, sto anche sperimentando di più con la prosa: ho pubblicato due racconti, uno dei due ha vinto anche il premio InediTO 2024».
Eva
Eva
Sorella
Anima mia
Battezzata
nel nome del peccato
Io dico
VIVA!
Questo peccato
che ci pesa in grembo
dai secoli dei secoli
Eva
Amica
Compagna
Io vedo
La fatica di essere
Femmina
Io conosco
La rabbia di essere
Donna
Io soffro
Lo sguardo che ci marchia
E per questo ti prendo per mano
Anima gemella
Ti perdono tutto
Mi perdono tutto

Questa poesia di Valentina è tratta dalla raccolta Feminae, è ispirata a un libro che ha letto, Dio odia le donne della giornalista Giuliana Sgrena ed è «una riflessione su una cultura in cui io stessa sono cresciuta basata sul senso di colpa, sulla vergogna del corpo, sul femminile come sporco in ogni sua manifestazione libera, ma anche fisica, basti pensare alle mestruazioni. Questa poesia è la volontà di ribaltare la narrazione e scrivere un nuovo femminile, dare spazio a un femminile integro, potente, sfaccettato, in cui non c’è niente di sbagliato» – come ci ha raccontato l'autrice. Il tema del femminile è centrale nell’opera di Valentina e nella nostra contemporaneità, ma «È difficile essere donne oggi?» – le abbiamo chiesto – «Penso che sia difficile essere donna, sia difficile essere uomo, sia difficile essere non conforme, esprimere una minoranza, perché di fatto lo sguardo patriarcale è uno sguardo che impone degli standard molto rigidi da tutte le parti, quindi non ne soffre soltanto chi è donna cis, ma credo che sia un modo di organizzare la società binario in cui a ogni genere sono associate determinate qualità, che sono associate anche a un certo tipo di valore e ordine di potere, supremazia e quindi nel momento in cui non ci si conforma a queste norme imposte si fa fatica a trovare uno spazio, uno spazio di espressione di quei lati di sé, che sono al di fuori della norma imposta, ad esempio l’espressione delle emozioni e della vulnerabilità per gli uomini e dall’altro lato tutta una serie di problematiche e sfide che il femminile affronta. A me interessa molto anche riflettere sulla sessualità e sull’espressione della sessualità perché è un aspetto che per tanto tempo e tutt’oggi è usato come arma per soggiogare e controllare o delegittimare e svalutare, quindi quando scrivo mi interessa molto esprimere un desiderio, che può essere anche erotico, in una forma esplicita perché questo contribuisce anche, per me, a creare una narrazione di un femminile che non è sporco soltanto perché è sessuale, perché desidera, perché agisce un desiderio invece di subirlo. Tutto questo si può cambiare un pezzo alla volta, una conversazione alla volta, un pensiero alla volta, partendo, chiaramente, dall’educazione e qui si spalancano veramente portoni di discorsi possibili».
Se ti lasci piangere
Se ti lasci piangere
Sei luce nel mondo
Se ti apri come il fiore si dischiude
Porti luce nel mondo
Se ti lasci attraversare
Quello che hai dentro colora l’acqua
Se ti lasci guardare
Creatura misteriosa
Se lasci che gli altri ti posano vedere interamente
In ogni ombra e luce
Anche da vicino senza scappare o nascondere
Sarai lo stupore
Della perfezione svelata nelle innumerevoli brutture del tuo essere
Sarai meraviglia
Agli occhi di tutti
Se ti lasci toccare senza fuga
Senza scappo
Questa è forza di vulcano di saetta falena faina
È fulmine
Se ti lasci guardare
Se piangi di niente
Sei sgomento
Fato e furia
Se ti lasci guardare sei libera
Se ti lasci guardare sei libero

In quest’altra poesia – che si può trovare nel libro Shadows and light del fotografo Lorenzo Bensi che, volendo pubblicare un libro con le sue fotografie di still art in bianco e nero, ha chiesto a Valentina di accompagnarle con delle poesie, che sono state anche tradotte in inglese da Annachiara Vispi – l’autrice si è ritrovata a «scrivere in un altro modo, perché in realtà le poesie inserite esistevano già, e ho dovuto scegliere una direzione più spirituale, di ricerca personale, più contemplativa, che comunque stavo compiendo, penso che mostrarsi sia sempre un atto di coraggio enorme, esporsi per quello che si è, senza cercare di nascondere le proprie parti che si considerano scure, fa parte di un viaggio di accettazione continuo» – prosegue Valentina: «Questa poesia è un po’ questo ed è anche un inno alla fiducia nei confronti delle persone attorno, un percorso di educazione a guardarle con degli occhi pieni di amore invece che con giudizio, un invito a lasciarsi guardare e a lasciarsi essere quelli che si è, prima di tutto amandoci e accettandoci e confidando che saremo amate e che saremo amati. Sembrano parole un po’ vaghe, però penso che riflettano veramente un percorso di accettazione e pace con sé stesse che mi sento di compiere costantemente e continuamente, perché non è mai finito». In questa poesia, Valentina tratta il tema della vulnerabilità, vista nella società di oggi come un aspetto negativo e non di forza, come invece lei stessa sostiene: «Come dice Frida Kahlo in alcune sue lettere, la vulnerabilità è un’espressione di grande forza perché lasciare andare tutte le barriere, tutte le armature è non difendersi più e non vedere in questo un pericolo. Quindi per me l’espressione di sé delle parti che consideriamo fragili, l’emozione, il pianto, la paura, la commozione, l’essere in difficoltà, fanno parte di noi, fanno parte della vita e anzi, secondo me quando si ha il coraggio di condividerle nasce un incontro profondamente umano, perché è il mostrare che nessuno è solo nelle proprie fragilità, nei propri dolori, che sono le parti, appunto, di cui ci si vergogna, che si tende a nascondere e che creano ancora più muri. Quindi, penso che sia la strada da seguire, il coraggio di mostrarsi in tutte le proprie rotture per poterle ricostruire, come parti del percorso di ognuno ed espressione della nostra umanità».
Alessandra Picciariello