
A volte ritornano: com’è accaduto con altri personaggi, anche Valeria Craveri, astuta donna d’affari nella prima stagione de Il Paradiso delle Signore, è tornata nel grande magazzino ed è più forte che mai.
Insieme a Francesca Valtorta, l’attrice che la interpreta, abbiamo parlato del suo personaggio, degli aspetti che le accomunano, ma soprattutto siamo entrate dentro la vita di Francesca per conoscerla meglio e di una cosa siamo certe: anche lei è una donna forte, ma soprattutto resiliente, che ha sempre affrontato la vita a testa alta.
Sei nata e cresciuta a Roma. Che ricordi hai della tua infanzia?
Ho dei ricordi molto belli, ma soprattutto la mia infanzia me la ricordo a Pesaro, che è la città di mia mamma, dove ho passato gli anni della mia
adolescenza, quindi i primi amori e le prime uscite. Poi ricordo questa casa piena di gente, perché ci spostavamo a Pesaro per l’estate e lì c’era mio zio,
veniva mia nonna, vivevamo tutti insieme in questa grande casa.
Courtesy of Francesca Valtorta
Che rapporto avevi e hai con la tua famiglia?
Con la mia famiglia ho un rapporto molto buono, soprattutto con mia mamma: ho perso mio papà nel 2011 e quindi si è creato, essendo
figlia unica, un rapporto molto stretto con lei, che era anche molto conflittuale, molto rabbioso, probabilmente anche per quello che tutte e due abbiamo passato con la malattia
e con la scomparsa di mio padre. Questa era una cosa che mi faceva molto soffrire e, grazie al lavoro con l’analista, sono contenta di essere riuscita a trovare un rapporto in
cui sia io, sia mia mamma, che ci vogliamo molto bene, finalmente riusciamo a dircelo e a dimostrarcelo; infatti, ci siamo dette che almeno una volta l’anno faremo un viaggio
insieme. Sto cercando, in questo momento della mia vita, di dare il giusto valore alle cose veramente importanti.
Courtesy of Francesca Valtorta
Quali erano le tue passioni in adolescenza? Cosa ti piaceva fare?
La passione per il teatro è venuta fuori quando ero molto piccola, mi piaceva “esibirmi”, stare al centro dell’attenzione, pur
essendo paradossalmente timida (ma questo è qualcosa che appartiene a molti attori). Poi ho iniziato un corso di teatro con una mia carissima amica all’inizio
del ginnasio, comunque ero giovane, e da lì quella è stata la mia grande passione su cui poi ho investito.
C’è stato un momento in cui hai capito che volevi fare l’attrice come lavoro?
Mi ricordo che ero sull’autobus, stavo tornando dal corso di teatro che stavo frequentando al Teatro dell’Orologio, avevo fatto una bella
scena che mi aveva dato soddisfazione e mi ricordo che ho proprio pensato che volessi fare quello nella vita, l’essere riuscita a fare bene quella scena mi ha dato molta
più felicità e, appunto, soddisfazione rispetto a un buon voto a un esame, perché in quegli anni avevo anche iniziato l’università (in Lettere indirizzo Teatro, il DAMS,
NdR). Un giorno è successo un fatto che mi fa pensare che fosse destino: dopo un esame all’università Marco Cassini (attore e regista, che all’epoca
frequentava il primo anno del Centro Sperimentale di Cinematografia) mi ha chiesto se volessi partecipare a un cortometraggio che stava girando con i suoi compagni di classe e io
ho accettato. Mi sono messa in contatto con loro e ho scoperto che queste persone che frequentavano il Centro Sperimentale (che mi sembrava una scuola impossibile da raggiungere), in fondo erano
delle persone come me e quindi questo mi ha dato la spinta a fare il provino per entrare al Centro Sperimentale. Da lì è iniziato tutto, perché quella è una
scuola che ti permette di entrare nel modo giusto in questo ambiente.
Courtesy of Francesca Valtorta
Qual è l’aspetto che ti piace di più di questo lavoro?
Al di là dell’aspetto più professionale di calarsi nel personaggio, del poter vivere emozioni e storie che nella vita privata non
si vivrebbero (che è un privilegio enorme), negli anni mi sono resa conto che le cose più belle, che poi mi rimangono, sono i rapporti umani che si creano sul set, nel teatro, se
si ha la fortuna di incontrare colleghi di un certo tipo, e io devo dire che sono stata abbastanza fortunata in questo.
Nel tuo lavoro ci sono anche aspetti negativi, momenti di alti e bassi, come li hai affrontati?
Il mio lavoro ha le sue fasi alternate, per cui ci sono dei periodi in cui si lavora e dei periodi in cui non si lavora e dal punto di vista
psicologico questo non è facile perché può destabilizzare moltissimo e andare a intaccare anche le sfere private della vita. In generale il lavoro per la vita di una persona è
molto importante, ma il mio in particolare crea un’identificazione sbagliata fra il lavoro e la persona, per cui se non lavori non sei, non esisti, e questo è quanto di più
sbagliato si possa pensare. Non è facile però uscire da questo meccanismo, io ho attraversato una fase, se vogliamo dire così, di depressione, ma che in realtà non era neanche
collegata al mio lavoro, perché poi ho avuto un blocco, che risale ormai a parecchi anni fa, sono infatti tanti anni che ho ricominciato a fare tantissime cose,
tanti progetti. Era come se avessi avuto un filtro negativo sulle cose e non riuscivo ad accettarlo perché non capivo come fosse possibile, avevo una casa bellissima, degli amici
meravigliosi, il mio lavoro, la mia famiglia, non capivo perché stessi male. Attraverso un percorso con la mia analista e il mio psichiatra, soprattutto in
quest’ultimo anno, sono uscita da questo magma in cui stavo affondando senza alcun motivo, sono ritornata su e mi sono detta che non avrei mai più permesso a niente e a nessuno
di levarmi la mia felicità e la mia serenità, che sono sacrosante.
Qual è l’esperienza lavorativa che porti più nel cuore?
Sacrificio d’Amore, proprio per i rapporti umani, anche se è stata quella un po’ più “sfortunata” da un punto di vista degli ascolti. È
stato un lavoro magico, umanamente e anche professionalmente perché ero la protagonista e quindi giravo tutto il giorno tutti i giorni, a un
certo punto pensavo di essere davvero Silvia Corradi, c’è stata una sorta di identificazione automatica con il personaggio, guardavo Giorgio Lupano e vedevo
Corrado, con Giorgio siamo ancora adesso migliori amici. Per via della sfortuna di com’è andata quella serie, ho avuto un po’ di problemi al lavoro, ma non mi interessa, lo
rifarei anche con il senno di poi, perché è stata l’esperienza lavorativa e umana più bella, che mi porto più nel cuore e che è ancora una ferita aperta: ci scriviamo ancora sul
gruppo Whatsapp con tutto il cast di Sacrificio d’Amore.
Com’è stato lavorare insieme a Giorgio Lupano?
Giorgio è la persona più intelligente e sensibile che io abbia mai conosciuto e quindi poter lavorare con lui è stato bellissimo.
Oltretutto è anche estremamente generoso, è un entusiasta, ti trasmette energia, entra veramente in comunicazione con te. Non a caso, se devo
fare un provino la prima persona che chiamo per aiutarmi è lui.
Anche lui è stato ne Il Paradiso delle Signore.
Con Giorgio ci abbiamo provato in tutti i modi a cercare di far tornare il suo personaggio, poi non ci siamo riusciti per esigenze
narrative. Chissà se a un certo punto non possa spuntare, io sono tornata dopo dieci anni, quindi può succedere di tutto.

Dopo tanti anni, torni sul set de Il Paradiso delle Signore. Sappiamo che il nuovo team è molto affiatato, com’è stato
inserirti?
Mi sono trovata benissimo, in generale c’è un bellissimo clima sul set, sono tutti molto accoglienti, anche perché probabilmente
sono abituati ad avere sempre nuovi ingressi e, poiché è fondamentale per lavorare con questi tempi abbastanza stretti avere dei buoni rapporti con i colleghi, si è proprio
creata una sorta di abitudine ad accogliere, c’è una grande apertura e questo facilita il lavoro di tutti.
Valeria Craveri è una donna molto forte e indipendente, ti rivedi in lei?
In parte sì, anche nella sua resilienza, perché ha attraversato fasi difficili con la sua famiglia, come ha
raccontato in questa stagione, eppure sta ancora lì a combattere per tenere in piedi la sua azienda. Dovrei imparare un pochino di più da
Valeria: sono contenta perché grazie agli sceneggiatori sono venute fuori anche delle sue fragilità, perché è umano ed è giusto che sia così, però Valeria ancora più di
me, per carattere (io ci ho dovuto lavorare di più su questo), è capace di risorgere dalle sconfitte e trovare sempre una nuova linfa vitale per andare avanti.
Io sono su quella strada, ma lei è ancora più brava di me.

È anche una donna al passo con i tempi, vende intimo negli anni Sessanta per far sentire le donne più seducenti e sicure di sé. Cosa ne pensi del suo
reggiseno colorato abbinato alla camicetta trasparente?
L’ho trovato stupendo, hanno avuto una bellissima idea, che forse era un po’ azzardata per l’epoca, però era molto
elegante. Tra l’altro ci tengo a dire che i costumi sono, praticamente la maggior parte, fatti proprio su misura: il reparto di sartoria è pazzesco, creano degli abiti
meravigliosi. Quando ho letto di questa cosa in sceneggiatura non me l’ero ben visualizzata, devo dire che invece hanno fatto un lavoro stupendo e soprattutto la
camicetta gialla con il fiocco su Iuliana (Caterina, NdR) era una meraviglia. Secondo me, si vede nelle scene che la guardo con gli occhi che
brillano.

Quanto secondo te l’abito può aiutare le donne nell’affermazione di sé e dei propri ideali?
L’abito a volte può fare il monaco, può essere un mezzo che, se ben utilizzato, può essere espressione della propria personalità,
del proprio credo. Non a caso per noi attori l’abito è importante, ci aiuta moltissimo a entrare nel personaggio; quindi, come ci vestiamo in qualche modo è l’espressione del
nostro sé. Se invece diventa poi una forma di esibizionismo, un qualcosa che va a coprire la propria personalità, facendo passare per una persona che non si è, allora lì
diventa un’arma, che però va contro sé stessi.

Valeria sprona anche molto Caterina a osare per raggiungere i propri obiettivi. Quanto è importante supportarci tra donne?
È fondamentale, penso che l’alleanza fra donne ci renda tutte più forti, chi invece tende a proteggere non si sa bene cosa poi in
realtà si rende più fragile. In questo senso il personaggio di Valeria mi rappresenta moltissimo, perché sento di avere esattamente quella stessa spinta, ho moltissime
amiche donne e sono contenta dei loro successi.
Da donna forte qual è, Valeria fa il primo passo in ambito sentimentale e bacia Marcello. Come si è sentita quando è stata rifiutata? E tu, Francesca, come
ti saresti sentita al suo posto?
Lì ero in difficoltà come attrice perché mi sono chiesta come fare materialmente a baciare Marcello, dato che lui stava lì impassibile davanti a me
e io dovevo baciarlo. Alla fine, abbiamo trovato quel sistema che è stato carino: lei si avvicina in maniera un po’ ironica, lo prende un po’ in giro, perché sa che lo mette in
difficoltà, è sicura del fatto di piacergli, è sicura del proprio fascino, della propria bellezza, e quindi poi quel rifiuto lo prende abbastanza con
filosofia, ecco io no. Devo imparare da Valeria, io invece sono molto più insicura, per me sarebbe stata una tragedia. Faccio il primo passo, però quando prendo un
rifiuto fa male, invece a Valeria no.

Ti chiedo di darmi una parola per alcuni tuoi colleghi e colleghe de Il Paradiso delle Signore.
Pietro (Marcello): con Pietro si è creata subito una sintonia meravigliosa, abbiamo lavorato benissimo insieme. Ci siamo trovati
bene soprattutto perché siamo tutti e due molto pignoli; quindi, forse il termine che userei per lui è “pignolo”, ma in senso positivo, perché vedere che un attore, dopo
tanti anni che sta sullo stesso set, ancora si preoccupa di andare a vedere com’è venuta una scena, è veramente il segno di un professionista molto attento e in questo senso ci
siamo trovati, perché ci siamo confrontati molto sulle scene.
Iuliana (Caterina): Iuliana è dolcissima, è una persona molto pacifica, esattamente com’è il personaggio di Caterina, poi
sotto ha un bel caratterino, però quello che ti trasmette è una grande tranquillità, una grande dolcezza.
Simone (Fulvio): Simone è simpaticissimo, non lo conoscevo e mi fa ridere molto, è super accogliente.
Luca (Gianlorenzo): Luca è molto serio, molto composto, però poi piano piano abbiamo iniziato a fare amicizia, a chiacchierare e in
realtà ha un lato molto divertente, molto ironico.
Nicoletta (Rosa): Nicoletta è un amore. Quando sono arrivata al Paradiso sono stati tutti carini, però non era scontato che,
soprattutto una donna, lo fosse con un’altra donna e lei invece è stata molto accogliente. Mi ha stupito perché mi è capitato di avere ottimi rapporti anche con altre colleghe,
ma lei è stata veramente straordinaria, tanto che abbiamo legato tantissimo, siamo subito diventate amiche, ci sentiamo, ci vediamo costantemente. È un privilegio poter lavorare
con persone così generose.
Filippo (Roberto): con Filippo non posso essere oggettiva, perché lo conosco da tantissimi anni, tra l’altro è l’unico personaggio
con cui ho lavorato nel Paradiso nella prima edizione. Filippo è stupendo, ha quell’ironia toscana un po’ cinica, un po’ cattiva che mi fa ridere tanto, è un compagno di
lavoro eccezionale, generoso, appena ha saputo che sarei tornata al Paradiso mi ha accolto a braccia aperte, ha fatto in modo che mi sentissi a mio agio con tutti.
Alessandra Picciariello








