Sorridenti, ironici e molto affiatati: Laura e Omar, coppia nella vita e sul web

Courtesy of Laura Degli Esposti
Courtesy of Laura Degli Esposti

Qualche giorno fa, incuriosite dai loro video sui social, abbiamo deciso di intervistare Laura e Omar della pagina Omalau2020, presente su Instragram, Tik Tok, YouTube, Facebook e Threads. Due persone così simili per certi versi, così diverse per altri: entrambi sono molto socievoli, solari e ironici, ma al tempo stesso hanno due percorsi di vita molto diversi e, nonostante lui sia del Gambia e lei italiana, il destino li ha fatti incontrare per scoprire che sono l'uno la metà dell'altra

Come raccontano loro, poco dopo che si sono conosciuti a loro sembrava di conoscersi da una vita. Sarà proprio questa loro complicità che arriva alle persone sul web a renderli una coppia molto amata?
In questa intervista abbiamo voluto raccontare il loro percorso di vita offline e online

 

Che bambina eri?
Laura: Da bambina ero come adesso, magari un po’ più timida, ero estroversa, creativa, un vulcano di idee, sono sempre stata l’intrattenitrice della famiglia, mia sorella Alice mi ha sempre chiamata “la showgirl della famiglia”. Mi è sempre piaciuto stare in compagnia, ridere insieme, fare le cose insieme.

Come eri a scuola? A cosa ti piaceva giocare?
Laura: La scuola non l’ho mai amata, non perché non mi piacesse l’istruzione, ma perché non riuscivo a stare ferma, è complicato soprattutto per una come me che fa più cose contemporaneamente. Ho sempre giocato con tutto, con le Barbie, con i Pokémon, con i pupazzi, con qualsiasi cosa avessi a disposizione, con la natura. Ho sempre avuto cani sin da piccola e avevo un piccolo giardino, quindi ero sempre fuori. Da ragazza invece sono sempre stata tranquilla, sono sempre stata una persona attiva che se voleva fare una cosa la faceva, mi è sempre piaciuto uscire, andare a ballare, stare a casa con gli amici.

Che lavoro volevi fare da piccola?
Laura: La parrucchiera e piano piano ci sono riuscita, ma ho sempre voluto specializzarmi e ho una specializzazione in chimica colorimetrica del capello.

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E tu Omar, che bambino eri?
Omar: Ero un po’ ribelle, quando ero piccolo, in Gambia, non ho avuto molto perché la mia famiglia aveva tante difficoltà. Sono nato e cresciuto in una città, sono andato a scuola, ma solo fino a un certo punto, poi ho dovuto lasciare perché mio padre non poteva pagare la scuola per tutti quanti, perché siamo tanti fratelli.

Tanti quanti?
Omar: Tanti, tanti, tanti.

 

Quando sei venuto in Italia?
Omar: Sono arrivato da piccolo, a diciassette anni, per avere una vita migliore, non mi è mai piaciuto chiedere aiuto alle altre persone. Ho sempre pensato che non è colpa della mia famiglia se avevamo delle difficoltà, ma da grande avrei potuto cambiare le cose, e che non dovevo aspettare che qualcuno mi aiutasse, in futuro avrei potuto farlo io. Già da piccolo pensavo che se non potevo avere la bicicletta o cose simili, nel futuro, impegnandomi, avrei potuto farla avere ai miei figli, vorrei offrire ai miei figli una vita migliore. Già a quindici anni sono andato via di casa perché volevo cambiare le cose.

 

Eri giovanissimo!
Laura: Avere quindici anni in Italia e in Europa e avere quindici anni in Gambia o Paesi simili non è paragonabile, siamo a dei livelli di responsabilità e di vita completamente diversi da quelli che viviamo noi. A quindici anni in Gambia sono mentalmente più adulti di noi, in Europa abbiamo tante possibilità che loro non possono avere e che se non cercano non avranno mai.
Omar: La vita è diversa, da piccolo non ho mai avuto regali, quando adesso ricevo anche una sciocchezza per me è come fosse un regalo grandissimo. Apprezzo tutto, anche le piccole cose.
Laura: Ormai diamo per scontato tutto ciò che abbiamo, perché per noi è la normalità.

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Come vi siete conosciuti?
Laura: Ci siamo conosciuti da classiconi in discoteca, in quel periodo uscivo con la mia amichetta e una sera me lo sono ritrovata lì.

Chi ha fatto il primo approccio?
Omar: Io, anche se parlavo poco l’italiano. Quando l’ho vista ho pensato che la diva che stavo aspettando fosse proprio lei. 

Dopo che è venuto a parlarti, cosa è successo?
Laura: Quella sera stessa ci siamo scambiati i numeri di telefono, in verità Omar mi ha rubato il numero di telefono. Ero convinta che volesse rubarmi il cellulare, perché la mia amica era andata a ballare e io ero rimasta fuori a parlare con lui, a un certo punto inizia a chiedermi di continuo il telefono, gliel’ho dato, ma lo tenevo per paura con le mani.
Omar: Ma scusa, se avessi voluto rubare qualcosa avrei puntato al portafoglio, non al telefono.
Laura: Poi lui dal mio telefono ha composto il suo numero di cellulare, ha fatto partire la chiamata e da lì abbiamo iniziato a sentirci e vederci tutti i giorni.
Omar: La cosa bella era che, anche se ci conoscevamo da poco, era come se ci conoscessimo da una vita, parlavamo di tutto, scherzavamo. Se devo stare con una persona devo stare bene, a me piace poter scherzare con la mia compagna, la cosa che mi piace di più è che noi insieme ci facciamo un sacco di risate, mi fa un sacco di battute e faccio fatica a non ridere, e io con lei faccio la stessa cosa. 
Laura: Ogni tanto si litiga anche, ma poco.

Quando siete andati ad abitare insieme?
Laura: Siamo andati a convivere il primo novembre del 2019. Il dieci novembre siamo partiti per una vacanza a Madrid e Omar lì mi ha chiesto di sposarlo.

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Come te l’ha chiesto?
Laura: Eravamo nella Gran Vía di Madrid, stavo facendo le foto ai palazzi con un gruppo di asiatici, c’era una guida che parlava inglese e ho pensato di seguirli per ascoltare. A un certo punto lui si inginocchia, tutti si sono girati a guardarmi, con la coda dell’occhio lo vedo, ma non avevo visto bene cosa stava facendo. Quindi gli ho chiesto cosa stesse combinando perché ci stavano guardando tutti e lui mi ha detto: «Mi vuoi sposare?». 

Chi ha organizzato il matrimonio?
Laura: Più io, se fosse stato per Omar si sarebbe vestito con la maglietta che ha adesso, alla fine gli ho trovato io l’abito. Poi tutto il resto lo abbiamo fatto quasi tutto insieme: siamo andati a scegliere la fotografa, il ristorante, i fiori no perché era il periodo del covid. Il bouquet me lo ha fatto la mia migliore amica con delle farfalle finte dei fiorai. Ci siamo sposati in zona rossa a dicembre del 2020, con un magheggio con i testimoni, perché non si potevano spostare tranne che per lavoro. Ci avevano detto che potevamo sposarci, ma giustamente dovevano arrivare anche i testimoni per firmare, allora abbiamo dovuto organizzare questo finto colloquio di lavoro per farli arrivare. La mia testimone era la mia migliore e doveva arrivare dal Piemonte. Alla fine ce l’ha fatta, ma non è stato tutto così facile e veloce, abbiamo chiamato i vari comandi di polizia spiegando la situazione, che dovevamo sposarci, perché per arrivare doveva attraversare vari comuni. 

Omar, chi era il tuo testimone?
Omar: Mio fratello, che arrivava da Milano.

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La festa l’avete fatta?
Laura: Abbiamo fatto un mini pranzo con mia mamma, mio papà, i testimoni e le mie sorelle. Poi abbiamo sospeso tutto fino a maggio del 2021, in cui abbiamo potuto festeggiare al ristorante, in quel periodo avevano dato la possibilità di fare le cerimonie con meno di quaranta invitati. Abbiamo fatto un pranzo normalissimo, perché non si potevano fare pranzi lunghi, c’era una limitazione anche in quello.

Come hanno accolto Omar nella tua famiglia?
Laura: Quando ci siamo conosciuti ho presentato quasi subito Omar alla mia famiglia, circa un mesetto dopo. Mia mamma ha una casetta al campeggio al lago, quindi una domenica l’ho inviato a una grigliata e il primo con cui si è rapportato è stato mi nipote più grande, che all’epoca aveva quattro anni, gli si è lanciato in braccio, gli ha toccato la testa e gli ha chiesto se i suoi capelli fossero di lana, questo è stato l’approccio più bello. All’inizio mia mamma era diffidente, il 2018 era un periodo particolare riguardo all’immigrazione, c’erano molte notizie di stranieri violenti, ma una volta che la mia famiglia l’ha conosciuto, si sono innamorati di lui

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Il 2020 per voi è stato un anno importante perché, oltre a esservi sposati, è l’anno in cui avete aperto la pagina Omalau2020.
Laura: L’idea è venuta da Omar, eravamo durante il lockdown, dopo esserci ammazzati di film, serie tv e playstation ci siamo domandati cosa potessimo fare. Lui ha iniziato a chiedermi di fare contenuti su Tik Tok, perché secondo lui siamo divertenti e potevamo piacere.
Omar: Ogni volta che parliamo io e lei, mi faccio delle grandi risate, perché lei è piena di battute, allora le ho detto che sarebbe stato molto bello fare qualcosa di simile sui social.
Laura: Visto che sapevo benissimo di tutte le polemiche che ci saremmo portati dietro perché siamo gli opposti, ed essere gli opposti vuol dire solo negatività nel mondo social, gli ho detto di no, al massimo se voleva fare un video avrei potuto fare la comparsa dietro, è durata un mese e poi abbiamo iniziato a fare i video insieme.

Nei primi video cosa facevate?
Omar: Ballavo.
Laura: Omar faceva i balletti, come era in voga in quel periodo, poi sono iniziati i primi commenti degli hater e sono iniziate anche le nostre prime risposte battuta, questi video piacevano, abbiamo iniziato a rispondere sempre con positività e da lì è partito tutto.

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La cosa bella è che siete riusciti a trasformare una cosa negativa, come i commenti degli hater, in una cosa positiva. Non vi ferivano tutti quei commenti cattivi?
Laura: Ho sempre pensato che quando la persona per te è niente l’offesa è zero, sono sempre stata così fin da bambina, non mi è mai importato di quello che mi dicevano gli altri, ma solo di quello che mi dicevano le persone che mi amavano. Sui social sono tutti bravi dietro un cellulare a scrivere le cose peggiori e poi quando ti hanno davanti ti salutano e ti fanno il sorrisino.
Omar: Più mi criticano e più mi danno la forza, più mi dicono una cosa e più la faccio. Mia mamma mi diceva che tanto anche se mi chiedeva di fare una cosa io facevo quello che volevo, quindi anche sui social se mi criticano o mi insultano, io faccio quello che voglio.

Perché, secondo voi, piacete così tanto? Cosa piace alle persone?
Laura: A essere sincera non lo so, mi sono ritrovata a chiederlo a persone che ci seguono, che poi sono diventate amiche, e mi hanno risposto che siamo veri, che portiamo la realtà, che non forziamo quello che siamo, che come siamo sui social siamo nella vita reale. Ovviamente alcune scene sono forzate, non è che io sono la cattiva e lui è muto.
Omar: A volte mi arrivano domande strane, ad esempio se in Gambia ci sono le strade, e invece di rispondere ai messaggi, le mettiamo in scena con dei video. 

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Nei vari commenti sotto i vostri video, abbiamo notato più volte la richiesta dei vostri fan di vedervi in una sitcom in televisione. Ci avete mai pensato?
Laura: Ci piacerebbe molto, sono cresciuta con Love Bugs, che è un po’ l’ispirazione delle nostre scenette, insieme ad Aldo, Giovanni e Giacomo.
Omar: Mi ha fatto vedere tutta la serie e sapeva tutte le battute.
Laura: A noi piacciono molto i corti, ci piacerebbe un progetto del genere, ma sinceramente non sappiamo nemmeno da dove partire.
Omar: Quando vado a lavoro, ormai sono abituato a guardare le serie di Aldo, Giovanni e Giacomo.
Laura: Omar adesso nella maggior parte delle scene sta zitto, ma dovrà iniziare a fare dei video dove parla, per questo gli dico di guardarle e di guardare anche gli spettacoli di Antonio Albanese, che hanno una mimica facciale pazzesca e in più ti danno i tempi delle battute, io ho imparato così.

 

Paola Giannessi