
Questa mattina iniziamo la giornata con una triste notizia: stanotte, a soli 55 anni, è venuto a mancare Luciano Caratto, attore, doppiatore, regista e formatore di talenti, artista e soprattutto persona molto amata dal pubblico piemontese e non solo.
Apprendiamo la notizia dalla pagina Instagram di Torino Spettacoli.
Luciano sì è diplomato nel 1993 alla Scuola di Recitazione del Teatro Nuovo di Torino e alla Scuola di Doppiaggio della Deltafilm. Ricordiamo anche lo studio
all'Introduction week Actor's Temple di Londra. Il 1992 per lui è un anno importante perché debutta come attore professionista al teatro Nazionale di Milano ne Lo spettacolo della luna,
per la regia G. Angione.
Ha sempre avuto nel cuore il suo amato teatro e questo si vedeva quando era in scena, trasmetteva emozioni e verità al suo pubblico, che lo
ricambiava con affetto e numerosi applausi.
Per più di vent’anni ha fatto parte della compagnia Torino Spettacoli, lo ricordiamo in La Locandiera, Gli Innamorati, Un Curioso Accidente, La
Bottega del Caffè, Due Dozzine di Rose Scarlatte e tantissimi altri.
Un’altra parte del suo cuore era dedicata all’insegnamento, da molti anni insegnava al liceo Germana Erba e, oltre ad essere un bravo
insegnante, era un sostegno importante e un punto di riferimento per i suoi alunni e per i suoi colleghi. Ha insegnato e diretto la Scuola di Teatro Giuseppe Erba ed è
stato anche un docente universitario.

Ha avuto un’esperienza importante nella drammaterapia, con persone con malattie psichiatriche e persone tossicodipendenti, mettendo a disposizione
la sua arte per i più fragili. Da diversi anni aveva anche creato Maison du théâtre, una sua scuola di teatro.
Un uomo determinato con una grande forza, che nonostante la malattia ha voluto insegnare e rimanere sul palco fino a quando ha
potuto.
Il nostro pensiero e il nostro abbraccio adesso va a due donne straordinarie che hanno fatto parte della sua vita: sua madre e sua moglie
Elisa Broggian.
Qui alcuni ricordi da parte di amici per omaggiare Luciano.
Barbara Cinquatti: «Luciano ed io abbiamo iniziato a lavorare e a conoscerci praticamente dall'inizio della nostra carriera artistica essendo
coetanei. Abbiamo lavorato insieme in teatro, in radio, nell'insegnamento. Luciano era la precisione, la correttezza, sempre puntuale, il primo a sapere il copione a memoria, impeccabile. E poi,
quando meno te lo saresti aspettato da lui, ti faceva scherzi nelle ultime repliche di uno spettacolo, da morire dal ridere. Era un collega, ma era anche e prima di tutto un amico anche fuori dal
palco. Mi mancheranno le nostre cene, i brindisi, i discorsi seri e quelli più faceti. Mi mancherà un professionista e un collega meraviglioso».

Miriam Mesturino: «Per me è stato un grande amico, sempre discreto ma presente, una persona riservata ma di grande sostegno in scena e fuori di
scena. Un collega straordinario su cui sapevi di contare sempre, capita in scena di non essere sempre al massimo, o quando ci capita di fare tanti spettacoli diversi a distanza di pochi giorni,
lui è sempre stato un paracadute, una persona su cui potevi contare e ricavare forza. Ha sempre dimostrato una forza grandissima, specialmente in questi ultimi anni in cui non stava bene, andando
sempre in scena e dando sempre il massimo, senza mai risparmiarsi. La Locandiera che abbiamo fatto insieme per quindici anni, lui ha continuato a farla anche in questi ultimi anni e siamo andati
in scena insieme a dicembre in tutta Italia».
Irene Mesturino: «Luciano mi ha insegnato a riconoscere l’eleganza della professionalità. E quanto si possa amare il teatro, la precisione
chirurgica del dire, il voler far profondamente comprendere ogni parola».
Cristina Palermo: I miei primi ricordi con Luciano risalgono ai tempi della scuola di recitazione al Teatro Nuovo diretta da Enza Giovine, ormai svariati anni fa. Eravamo giovanissimi e quando frequentavo il primo anno lui era al secondo e così via. Era già molto bravo, nonostante fosse ancora un allievo. Quando vedevo i saggi dei corsi più avanzati, lo facevo con lo spirito di chi ammira i professionisti: lui per me già lo era. Ricordo un saggio di fine anno in cui era in scena con un divertente atto unico di Cechov, "L'orso". Fu esilarante, al punto che ci fu uno scrosciante applauso a scena aperta. Quel momento è rimasto inciso nella mia memoria: il teatro avrebbe fatto parte della mia vita per sempre! Non l'ho mai più perso di vista, abbiamo condiviso il ritrovarci nella stessa compagnia e condiviso il palco durante le innumerevoli presentazioni della stagione. Il mio grande rammarico è non essere mai riuscita a lavorare con lui nello stesso spettacolo. Eravamo sempre impegnati in produzioni diverse. Non lo dimenticherò mai...
Elena Soffiato: Luciano era un maestro e collega rigoroso, ho avuto il privilegio di lavorare insieme a lui in Processo per Magia di Apuleio al
fianco e sotto la grande regia di un altro mio grande maestro Piero Nuti.
Luciano è sempre stato dedito al Teatro, ha saputo conquistare il palcoscenico, mi lascia la passione per esso, il voler creare e trasmettere emozioni attraverso il potere della voce e del nostro
essere che è al servizio del racconto, tramandando con rispetto le storie e i testi per amore di una riflessione profonda nelle menti del pubblico.
Ad un attore integro, intenso, "un uomo dal fiore in bocca".
Elia Tedesco: Con Luciano abbiamo stretto più confidenza questi ultimi due anni, abbiamo condiviso le lezioni al liceo Germana Erba. Io sono molto fortunato perché ho potuto apprende tantissimo da lui, la sua determinazione, la preparazione nel suo lavoro che amava e si vedeva lontano un miglio. Teneva moltissimo al percorso degli studenti del liceo e credeva in ciò che faceva, sempre. Era una persona sincera, schietta, abbiamo iniziato da colleghi ed adesso credo che siamo diventati amici. Ciao Luciano, un grosso abbraccio.
Paola Giannessi