Stefano D’Onghia, il mercante della porta accanto: dalla sua passione per l’arte a “Cash or Trash”, alla sua prima linea di arredo realizzata da Tosato

Credits: Archivio A-Z Press
Credits: Archivio A-Z Press

Simpatico, allegro e vero, proprio come lo vediamo in tv: potremmo definire Stefano D’Onghia, detto Il Dongi, il mercante “della porta accanto”.

Da grande appassionato, ha trasformato il suo amore per l’arte nel suo lavoro, che gli sta dando tante soddisfazioni e possibilità di fare esperienze molto interessanti. Siamo abituati a vederlo dietro il bancone del programma televisivo Cash or Trash in qualità di mercante, ma è molto di più, come lui stesso ci ha detto, lui è «un lavoratore, il mercante, l’antiquario, il perito…» e adesso anche designer, ha infatti da poco firmato la sua prima linea di arredo in collaborazione con la famiglia Tosato, intitolata Frazioni. Come è arrivato ad aprire il suo negozio e cosa sta preparando per il futuro ce lo racconta in questa intervista.

 

Che ragazzo sei stato?
Ero un pazzo scatenato, estroso. Ho sempre creato i look in maniera creativa, ero già un appassionato di moda, un collezionista fin da piccolo.  

Credits: Archivio A-Z Press

Cosa ti piaceva fare?
Nell’adolescenza mi ha sempre appassionato il mondo dell’arte, il mondo dei motori e il mondo degli orologi. Dagli anni ‘90 in poi ho anche iniziato a vendere quadri, mio padre era un mercante, vende di tutto, è ipnotico, è un po’ come il cane da tartufo, cerca l’oggetto, proprio per il piacere di trovarlo e venderlo, è il venditore numero uno.

A che età è iniziata la tua passione per il mondo dell’arte e dell’antiquariato?
Da sempre, entravo nelle gallerie d’arte, ho vissuto con i mobili antichi, ero incuriosito, per cui fin da che ho memoria sono stato un curioso. Lo dico sempre: siate curiosi! 

Il tuo periodo preferito?
Il Novecento e, se dovessi pensare a un decennio, direi gli anni ‘70.

Quando hai capito che la tua passione poteva diventare il tuo lavoro?
L’ho capito tardi, nel 2008, la vita ti tira la giacchetta e poi ti porta dove vuole, ci credo molto in questa cosa. Sono anche perito per il tribunale di Verona per le perizie.

Che altri lavori hai fatto prima?
Ho avuto un ristorante, un albergo, una galleria d’arte, ho lavorato in negozi di arte decorativa, di design, ho auto un momento da agente immobiliare e poi ho aperto un negozio, è molto importante avere tante esperienze.

Credits: Archivio A-Z Press
Credits: Archivio A-Z Press

Quando hai aperto il negozio? Come lo descriveresti?
L’ho aperto nel gennaio 2009. Adoro il mio negozio, è come una bottega, il mondo sta cambiando ma lei è controcorrente come il mulino a vento di Don Chisciotte, continua ad avere cose meravigliose che fanno sempre più fatica ad essere vendute e proposte: c’è la cartolina, la fotografia, il mobile antico, la decorazione, la lampada, l’orologio… Il mio negozio è bello (non perché è mio) e gli voglio un bene da matti. Prima che arrivasse mia figlia Ginevra, la mia collezione, i miei oggetti e il mio negozio erano come dei piccoli bambini.

L’articolo a cui sei più affezionato.
Nella mia bottega ci sono tantissimi oggetti che poi se ne vanno, a me dispiace molto e la mia responsabile mi dice: «Ma Stefano, sei un commerciante, non puoi dispiacerti quando vendi un oggetto, solo tu ti dispiaci». Adesso per esempio abbiamo venduto un Playmobil enorme, meraviglioso, ma che dispiacere.

Cosa ti piace fare quando non lavori?
Tempo libero ne ho poco, quando ce l’ho sto con la mia bimba, con la mia famiglia.

Sei sposato e hai una bambina, giusto?
, da molti anni e la mia bimba si chiama Ginevra, ha 11 anni.

Cosa vi piace fare insieme?
Anche a mia moglie piacciono i mercatini, da quando c’è Ginevra la vita è cambiata e cerchiamo di creare delle giornate per lei per stare tutti insieme, sta crescendo il mio piccolo amore.

Credits: Cash or Trash/Nove/Discovery+
Credits: Cash or Trash/Nove/Discovery+

Parlando di televisione, come sei arrivato a Cash Or Trash?
Sono arrivato tramite conoscenze, tramite il passa parola, per gioco, insieme Gino Bosa. Lui conosceva una persona, lo hanno selezionato e ha fatto il mio nome, ha detto che conosceva un mercante pazzesco, simpaticissimo, fuori di testa e hanno chiamato anche me, non ci credevo, una grande emozione.

Dov’eri quando ti hanno detto che eri stato preso nel programma?
Ero con il mio amico Denis al ristorante La Pergola, ero a pranzo con lui in questo giardino meraviglioso, mi chiamano e mi dicono: «Stefano sei dei nostri». Una grande emozione, ho pianto.

Come ti trovi nel ruolo di mercante?
Bene, quello che faccio in negozio lo faccio in tv, la difficoltà per me è acquistare le cose, perché quando l’emozione prende, spendiamo soldi.

Gli articoli che acquistate li vendete veramente nei vostri negozi?
Certo.

Come reagiscono le persone quando ti vedono in negozio?
Sono emozionate, mi fanno mille complimenti, sono appassionate, è sempre bello, non mi stancherò mai di loro. Il sabato sono una trottola, quando vieni in negozio c’è Stefano, scarico il camion, vado in magazzino, sono un lavoratore proprio come te.

Che rapporto hai con i tuoi colleghi?
Un ottimo rapporto, una bella amicizia.

Quanto tempo dedicate alla registrazione delle puntate?
Quest’anno sei mesi.

Credits: Cash or Trash/Nove/Discovery+
Credits: Cash or Trash/Nove/Discovery+

Descrivimi con una parola alcuni tuoi colleghi.
Paolo: la nostra sponda
il dottor Rosa: l’introverso professionista
Roberta: la nostra regina assoluta
Ada: la mercante romana per antonomasia, top!
Giano: il misterioso bucaniere
Federico: il mercante sorridente.

Hai firmato la tua prima linea d’arredo, Frazioni.
Per me è una cosa bellissima, perché con questa linea continuo a parlare di Cerea, della provincia, che di solito viene vista in modo negativo, per me è fatta di amici, del baretto, degli anziani che ti salutano.

Come nasce la collaborazione tra te e Arianna e Alessandro Tosato?
È nata per gioco, mi trovavo in negozio con la mia responsabile e arriva Alessandro, il titolare, insieme ad Arianna della casa d’arredo veronese Tosato, un nome famoso per i mobili in stile, hanno una grande tradizione e una grande storia, e mi dice: «Stefano vedo che vuoi lanciare il mobile, perché non facciamo qualcosa insieme?». In un secondo, gli ho disegnato un mobile, poi lui l’ha progettato e l’ha fatto. È stato bellissimo, è nato così. Loro sono molto dolci e siamo diventati amici, anche se non c’è molto tempo per vedersi perché io sono sempre fuori. Abbiamo anche nuovi progetti, ma non ti spoilero niente.

Credits: Archivio A-Z Press
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In questa linea si fondono due anime, una tradizionale e una contemporanea e pop in cui valorizzi la provincia, sia per i materiali, sia per i nomi degli arredi.
L’idea è questa, il mobile in stile oggi soffre, sono mobili considerati vecchi oppure da vecchi, le mode cambiano, invece il  mobile in stile di Cerea era famoso in tutto il mondo, con l’Italia dei distretti dove nascevano le eccellenze italiane, il distretto italiano e tra questi distretti importanti c’era il mobile d’arte di Cerea. Questa linea è stata chiamata Frazioni perché è un mobile frazionato, cioè il know-how di Tosato con il vecchio mobile in stile ceretano. Le creazioni le abbiamo chiamate con i nomi delle frazioni del Comune di Cerea: Cherubine, Aselogna e Asparetto.

Credits: Archivio A-Z Press
Credits: Archivio A-Z Press

So che stai registrando un nuovo programma che andrà in onda su Nove. Di cosa si tratta?
Si chiamerà Buy It Now - Mai più senza, saranno sei puntate con questi inventori, farà troppo ridere secondo me, e andrà in onda in prima serata a settembre, ma non sappiamo ancora i giorni. Saremo io, Mara Maionchi, Giorgio Mastrota e Gabriele Corsi.

Paola Giannessi