Come quarto e ultimo incontro della rassegna La Quarta Parete, venerdì 13 marzo andrà in scena il debutto dello spettacolo Don Chisciotte e Sancho Panza al Teatro Incontro di Pinerolo, a cura di Pierpaolo Congiu (nonché regista), Stefano Abburà e Mauro Borra, anche protagonisti sul palco insieme ad Arianna Abruzzese, e autori delle musiche insieme a Yizreel Guerrero. Da menzionare ci sono inoltre i professionisti che hanno dato vita all'opera, tra cui Andrea Bernardi per le scene, Valeria Conti per le illustrazioni e Lu Sartoria & Design per i costumi.
I tre autori hanno deciso di raccontare le avventure, l'amicizia, i valori e il lato umano dei due protagonisti in una chiave tragicomica, mettendo
l'accento sulla dicotomia tra realtà e sogno, tra un approccio all'esistenza pragmatico e uno più astratto. Le domande a cui lo spettatore dovrà rispondersi sono: possono
coesistere questi due aspetti? Riuscirebbe uno dei due personaggi a sopravvivere senza l'altro, senza il vicendevole supporto che li aiuta a superare le avversità? Tutto
ciò sarà condito dalle musiche, le quali faranno da trait d'union per connettersi alle emozioni e alla retorica che l'opera vuole trasmettere. Con la presenza del vescovo di
Pinerolo, Derio Olivero, alla fine dello spettacolo si avrà la possibilità di partecipare a un momento di dialogo con gli artisti per condividere le riflessioni scaturite dalla visione
dell'opera.
Abbiamo avuto il piacere di intervistare l'autore, protagonista e musicista Stefano Abburà, che ci ha dato qualche dettaglio in più
sulle scelte artistiche e sul senso dell'opera.
Ci puoi raccontare come ti sei avvicinato all'opera di don Chisciotte e perché hai voluto rappresentarla a teatro?
Mi sono avvicinato a Don Chisciotte quasi come si incontra una persona: lentamente, con curiosità e poi con un affetto crescente.
All’inizio mi colpiva la sua follia, poi ho capito che dentro a quella follia c’era una domanda profondamente umana: vale ancora la pena credere? Portarlo a
teatro nasce da questo. Don Chisciotte non è solo un personaggio letterario, è un uomo che lotta per dare senso al mondo, che vede giustizia dove gli altri
vedono solo realtà. Il teatro ci permette di far vivere questa tensione – tra sogno e verità, caduta e desiderio – davanti a persone in carne e ossa, non su carta. Oggi, più che
mai, abbiamo bisogno di persone che continuino a sognare anche quando cadono.
Lo spettacolo sarà la rappresentazione di una delle loro imprese tragicomiche o sarà più un racconto sulla poetica dei
personaggi?
Lo spettacolo attraversa alcune delle loro imprese – i mulini, le visioni, le battaglie immaginate – ma non è una semplice narrazione di avventure,
è soprattutto un viaggio nella loro poetica: cosa significa credere, cadere, rialzarsi, restare fedeli a un sogno anche quando il mondo ti dice che sei pazzo. Le avventure
diventano specchi dell’anima.
Quale dei personaggi hai deciso di mettere in luce?
Non abbiamo scelto un protagonista unico, abbiamo voluto mettere in luce la relazione. Don Chisciotte senza
Sancho sarebbe solo follia e Sancho senza Don Chisciotte sarebbe solo sopravvivenza. In più, abbiamo il personaggio della Nipote che diventa anche altri
personaggi della storia, che rappresenta il "prendersi cura". La luce vera nasce tra loro: nell’amicizia, nella cura, nella fedeltà reciproca. Ed è proprio questa relazione che, alla fine, salva
entrambi.
L'eroe di Cervantes si è reso celebre per il suo anticonformismo, la spensieratezza, il coraggio. Quali sono i valori che vuoi trasmettere al
pubblico?
Più che valori, direi direzioni umane: continuare a sognare anche quando si cade, la fragilità non come debolezza
ma come verità, l’amicizia come forza che sostiene, il coraggio di restare umani in un mondo cinico e la fedeltà a ciò che si ama. Don Chisciotte cade molte
volte, ma non smette mai di credere e forse la sua grandezza sta proprio lì.
Tu e Mauro Borra siete due artisti poliedrici in quanto siete autori, attori e avete gestito anche la parte musicale del progetto: avevate già lavorato
insieme?
Questo spettacolo nasce da un’amicizia vera. Io e Mauro avevamo già condiviso esperienze artistiche, ma qui è successo qualcosa di più profondo:
il lavoro è cresciuto insieme alla relazione. Abbiamo scritto, suonato, costruito e attraversato il progetto fianco a fianco. Don Chisciotte e Sancho, in qualche modo, siamo
stati anche noi: uno spingeva, l’altro sosteneva, poi ci scambiavamo i ruoli. È stato un processo molto umano, non solo artistico.
Chi interpretate?
Io interpreto Sancho Panza, lo sguardo umano, concreto, imperfetto, ma profondamente fedele. Mauro Borra
interpreta Don Chisciotte, il cavaliere che vede il mondo non per com’è, ma per come potrebbe essere. Arianna Abbruzzese interpreta vari personaggi, tra cui
Dulcinea, l'amore profondo di Don Chisciotte. E tra noi due, più che tra i personaggi, vive il cuore dello spettacolo: l’amicizia.
Il fatto di avere un triplice ruolo, e di conseguenza avere una visione dell'insieme più ampia, ti ha facilitato oppure l'hai trovato
difficile?
Entrambe le cose. Difficile, perché significa abitare il progetto completamente: non puoi uscire, non puoi nasconderti. Ma anche profondamente vero, perché hai una
visione organica: parola, corpo, suono diventano un’unica voce. Non è stato semplice, ma è stato necessario per dare unità al mondo dello spettacolo.
C'è un messaggio che vuoi lasciare alle nostre lettrici e ai nostri lettori, alle persone che verranno a vederti?
Non venite solo a vedere uno spettacolo. Venite a incontrare due uomini che cercano di restare umani. Se uscendo dal teatro vi porterete una
domanda, un sogno, o anche solo un po’ di coraggio in più… allora il viaggio di Don Chisciotte non sarà stato inutile.
Andrea Danieli