In occasione dell’8 marzo, Debora Caprioglio porta "Non fui Gentile, fui Gentileschi" sul palco del teatro Erba di Torino

Courtesy of ufficio stampa Torino Spettacoli
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Gli anni passano, ma purtroppo molte cose non cambiano mai, come ad esempio pensare che a una donna si possa mancare di rispetto, che la si possa vedere come un oggetto, che sia proprietà di un uomo e tante altre.

Ci stiamo avvicinando all’8 marzo e in questo giorno (come durante tutto l’anno) è importante fermarsi a pensare alle tante donne che con forza e determinazione si sono rivoltate contro certi soprusi e hanno cercato, combattendo le loro battaglie, di portare avanti i diritti delle donne. Una di queste è Artemisia Gentileschi, che Debora Caprioglio porta in scena, proprio in questa giornata al teatro Erba di Torino, con Non fui Gentile, fui Gentileschi. È da diversi anni che l’attrice si esibisce sui palchi di tutta Italia per sensibilizzare il pubblico e raccontare la grande storia di questa talentuosa donna, la cui la vita non è stata facile. Abbiamo avuto il piacere di intervistare Debora. Ecco cosa ci ha raccontato in questa intervista.

Chi era Artemisia Gentileschi?
Era una bravissima pittrice del Seicento, figlia del pittore Orazio Gentileschi. Si è formata artisticamente a casa del padre, crescendo tra quadri e pennelli, dedicandosi a quell’arte che amava tantissimo. Abitando a Roma, ha potuto conoscere i grandi esponenti dell’epoca come Raffaello e Caravaggio. È una donna che ha dovuto lottare per affermarsi in un mondo maschile ed è stata la prima donna a essere ammessa all’accademia dell’arte del disegno a Firenze. Ha perso la mamma da piccola e si è ritrovata non solo a dover curare i fratellini, ma anche a dover proteggere se stessa dai soprusi che la circondavano. A quei tempi era abbastanza frequente che una donna fosse poco tutelata, circondata da un ambiente di soli uomini. A quasi diciotto anni, fu violentata dal miglior amico del padre, Agostino Tassi, anche lui pittore che frequentava la bottega del padre e aveva contribuito a insegnare ad Artemisia l’arte del disegno. Lei fu processata come se fosse stata il carnefice e non la vittima, fu anche stata sottoposta a torture, seguì un po’ quello che era il destino di molte donne all’epoca. Con grande forza affrontò tutto a testa alta diventando un esempio per le donne. Il processo ebbe un’eco così importante e diffusa che ancora oggi molti conoscono Artemisia Gentileschi non per le sue opere, ma perché è stata stuprata. Quello che a me interessa in questo spettacolo è raccontare la sua vita di donna, le sue opere e soprattutto lanciare un messaggio di forza, di perseveranza e di non arrendersi mai. Lei poi è andata avanti, si è sposata, ha avuto una figlia, ha girato tutta l’Italia portando le sue opere ovunque. 

 

Che rapporto aveva con il padre? 
Aveva un rapporto di amore e odio, da una parte c’era un grande amore che la legava a lui perché, essendo rimasta orfana di madre, l’aveva riversato su di lui e poi li accomunava l’amore per la pittura. Dall’altra parte, la figura del padre in quanto tale non è stata una delle migliori perché quando scoprì che era stata violentata andò a denunciare il fatto, sapendo benissimo che facendolo sarebbe diventato tutto di dominio pubblico. La verità è che aveva sporto denuncia perché Agostino Tassi gli aveva rubato dei quadri e voleva fargliela pagare. Poi alla fine fu scarcerato, restituì i quadri, il padre ritirò la denuncia e l’unica che ci perse fu Artemisia, umiliata e accusata. Nel corso della loro vita, sono stati molto lontani perché lei girò diverse città italiane e lui continuò la sua attività a Roma. C’è un momento molto commovente nello spettacolo, in cui il padre sta morendo, si trova a Londra a fare dei lavori per la corona britannica e le invia delle lettere in cui le chiede di raggiungerlo perché è arrivato alla fine. Lei lo raggiunge e per un po’ lavorano insieme, ma poi nello spettacolo arriva il momento emozionante in cui lei accompagna il padre alla morte e di fronte al padre morente, tutto l’odio, le tensioni e gli asti che c’erano stati nel corso della vita, anche per il fatto che lui era ancora amico di Tassi e continuavano a dipingere insieme, cessano.

Courtesy of ufficio stampa Torino Spettacoli
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Quanto è stato difficile per lei vivere senza la figura materna?
Credo che sia stato difficilissimo perché lei l’ha perduta, stando a quando dicono i carteggi, quando aveva tredici anni, un’età molto delicata, consideriamo che avere quell’età nel Seicento già comportava delle responsabilità. Era una ragazza molto carina, è sempre stata oggetto di attenzioni da parte degli uomini e si è trovata totalmente indifesa. Forse questo è stato uno dei motivi che l’hanno resa molto forte, molto volitiva, con un carattere energico che vediamo anche nelle sue opere, che sono di ispirazione caravaggesca, in cui traspaiono donne che hanno una grande caparbietà. Nel monologo, lo dice anche lei stessa che nelle sue opere mette la sua anima. 

Oltre all’abuso, si è anche sentita tradita essendo lui un amico del padre e quindi una figura che avrebbe dovuto proteggerla?
Certamente lì c’è stato un doppio tradimento, la violenza avvenne a casa di Artemisia mentre lei stava dipingendo, l’ambiente casalingo alla fine si è rivelato quello meno sicuro. Qui emerge la solitudine in cui lei si trovava, le persone che frequentavano quella casa erano tutti uomini, aveva solo fratelli e dopo la morte della madre si è ritrovata sola. 

 

Quanta difficoltà hai nel dover raccontare una storia così forte?
È davvero emozionante, è uno spettacolo molto forte, la difficoltà sta nel trasmettere quello che è successo, soprattutto quando racconto il momento dello stupro. Sicuramente ogni volta è una grande emozione e una grande fatica, è doloroso vivere un momento così e soprattutto trasmetterlo al pubblico e portarlo dentro la storia. Ho notato che questa storia è così forte che sin dalle prime battute il pubblico ne rimane come ipnotizzato. Artemisia ha sempre suscitato una curiosità quasi morbosa per quegli accadimenti, quindi raccontando questa storia stando dalla parte di lei, io stessa mi sono ritrovata a parlare con degli esperti d’arte che mi dicevano che è ricordata per lo stupro e non per le sue opere, ancora oggi a distanza di anni c’è ancora una sorta di pregiudizio, invece lei ha fatto dei quadri meravigliosi.  

Qual è il tema dei quadri di Artemisia?
Attraverso le scene di donne che rappresenta, racconta la lotta delle donne contro gli uomini, il filo conduttore delle sue opere è molto netto, purtroppo la sua storia è ancora molto attuale. Ho la sensazione che negli ultimi anni sul problema del femminicidio ci sia stata una sorta di involuzione, come allora molte donne muoiono per mano degli uomini e tutto questo avviene all’interno delle famiglie. Spesso non siamo sicure ad andare in giro per strada nemmeno di giorno, è un mondo molto violento, soprattutto nei confronti delle persone più deboli e tra queste soprattutto le donne. 

È uno spettacolo che porti in scena da diversi anni, come reagisce il pubblico a temi così forti?
Ha reagito molto bene fino ad adesso, c’è una sorta di emozione, di commozione generale, io amo molto portarlo in giro perché è molto apprezzato ed è uno spettacolo che arriva

Courtesy of ufficio stampa Torino Spettacoli
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Il teatro è un ottimo mezzo per lanciare messaggi importanti.
Certo, ed è bellissimo quando questo avviene. Questo spettacolo lo porto nei teatri in tutta Italia già da tre anni, adesso a Torino al teatro Erba l’8 marzo, e non è un caso: in questa data ormai è sempre nei teatri e lo è anche a novembre, quando c’è la triste ricorrenza contro la violenza sulle donne. Quando si ha la possibilità di regalare dei messaggi importanti e che vengono recepiti è giusto farlo. L’ho portato in scena anche per diverse associazioni che si occupano di aiutare le donne vittime di violenza e per le scuole. 

In questo spettacolo sei anche produttrice. Come ti trovi in questo ruolo?
Il produttore vero è il mio compagno, che mi aiuta in questa avventura di produttrice. Gli artisti sono meno pratici per quanto riguarda le cose amministrative e burocratiche, da quel punto di vista mi aiuta molto. Sono molto orgogliosa perché Artemisia la sento un po’ come una mia creatura, sono quasi gelosa di lei, nel senso che, quando sento in giro cose che parlano di lei in qualche modo ho una sorta di gelosia, perché sono molto affezionata a quest’opera. 

 

Cosa ti sta dando questo spettacolo in questi anni?
Mi sta dando una grande soddisfazione, mi è già capitato di fare dei testi drammatici a teatro, però io per lo più ho interpretato testi brillanti, commedie con cui giro ancora oggi. Per un certo periodo della mia vita, ho pensato che le persone a teatro volessero solo andare a vedere spettacoli divertenti che facevano rilassare, che facevano non pensare ai problemi e poi erano abituati a vedermi in queste vesti, ma con questo spettacolo ho avuto la conferma che il pubblico ama vedere anche spettacoli drammatici, che sono un pugno nello stomaco, si appassiona ed emoziona anche con spettacoli che di comico non hanno niente. 

Dove sarai dopo Torino?
Sarò in Calabria a Chiaravalle Centrale il 15 marzo, in Liguria a Camogli il 18 aprile, per le prossime date potete consultare la mia pagina Instagram

Paola Giannessi