Graziella Saverino, tra la musica e la determinazione

Graziella Saverino è senza dubbio una Donnaingamba, una di quelle che non ci sta ad essere messa da parte. La sua è una vita piena, vissuta  anche faticosamente, ma senza freni…A parte quelli della sua “quattro ruote” con cui scorrazza per la capitale.

Impegnata nel sociale con EntusiasmAbili, l’associazione nata da una sua idea, che si occupa di fragilità, con uno sportello di ascolto, gestito da lei, un servizio trasporti a cura di suo marito, una psicologa e un avvocato, riesce tuttavia a coltivare il suo sogno di fare musica. Oggi si racconta per noi con la schiettezza che la contraddistingue. 


Graziella la tua è una vita “spericolata” ?
Assolutamente, un po' lo è. Se non avessi osato, se non mi fossi spinta oltre quelli che sembravano essere i miei limiti, probabilmente non avrei realizzato tutto questo. Sono nata con una paralisi infantile e fino al primo intervento, ero sempre in braccio a mio papà. Poi ho assaporato il piacere di fare qualche passo sulle mie gambe, da bambina. Oggi sono in sedia a rotelle, ma mi muovo!

 

Ti sei conquistata con determinazione la tua autonomia. Quali sono stati gli ostacoli più grandi?
La mia famiglia ha avuto un ruolo fondamentale, anche se il rapporto con mia madre è stato difficile. Ho due sorelle minori, ma nonostante la mia disabilità, non mi ha mai fatto sconti. Se volevo un bicchiere d’acqua con i miei tempi, dovevo prenderlo. Mi faceva vestire da sola, costringendomi a trovare il modo per farlo. Chiaro che, da bambina, l’ho amata, ma anche odiata per questo. Quella fatica, però, mi ha allenata alla vita, spingendomi ad affrontare le difficoltà e superare i miei limiti. Gli ostacoli sono tanti, quotidiani e costanti. Credo che il vero ostacolo insormontabile, sia la nostra paura, l’immobilità. Perché la scintilla che innesca qualunque cosa, parte da noi. La volontà, fa la differenza, sempre. 

Qual è stato il momento in cui hai realizzato che fosse il momento di “spiegare le ali” ?
A diciannove anni ho lasciato la Calabria e il paese dove vivevo per andare a Roma. Volevo studiare e gridare al mondo che potevo farcela da sola. Mia madre, mi disse – quindici giorni e torni. Non sono mai tornata. Ho frequentato la Sapienza, mi sono laureata in Scienze della comunicazione e cominciato la mia vita vera, sognata e desiderata da sempre. Certo ho dovuto far fronte a tantissimi problemi, Roma è complicata anche per chi si muove agilmente sulle proprie gambe, figuriamoci per me! Ho imparato a non vergognarmi a chiedere aiuto, scoprendo che le persone sono buone, disponibili e che avere l’umiltà di mostrarsi fragile, non ci svilisce.

 

Hai toccato un tasto importante: imparare a chiedere aiuto è dimostrazione di umiltà. In un mondo che ricerca la perfezione, che ci chiede di mostrarci perfetti – anche con filtri e trucchetti – che valore può avere il mostrarsi anche fragile ed imperfetto?
Può fare la differenza. Sarebbe sciocco ed inutile non mostrare la mia fragilità, ma non deve neanche diventare un orpello, un peso, sulla coscienza altrui. Non voglio pietismo, ma solo essere me stessa. Credo che la sincerità, l’essere se stessi paghi sempre. Nel chiedere aiuto, si dà possibilità agli altri di comprendere meglio ciò che non conoscono. Il dialogo, il confronto è sempre costruttivo. Credo che nello scambio reciproco si possa diventare migliori. 

Quando è entrata nella tua vita la musica?
Ho sempre amato cantare e il mio palco era il balcone di casa dove impugnando una scopa per microfono, deliziavo i vicini che mi ricompensavano con i loro applausi. Ma il vero esordio è stato in prima elementare, nello spettacolino dove i miei compagni ballavano e, non potendo farlo, mi hanno fatta cantare, Mamma son tanto felice. Lì  ho capito l’energia che la musica mi dava. E’ stato come indossare un mantello magico e da esclusa, ero diventata protagonista. Mi ha accompagnato sempre da quel momento, cambiando in meglio il mio modo di essere, regalandomi la possibilità non solo di farmi sentire, ma anche di raccontarmi e lanciare i miei messaggi. 

Hai pubblicato di recente Se combatto vinco io e l’ultimo singolo, L’Amore che disarma.
Due pezzi che raccontano e sottolineano senza mezze misure quale sia il tuo messaggio…
E’ vero, credo che la musica possa essere potente e amplificare qualunque messaggio. I miei pezzi, hanno come matrice comune, la positività. Il saper guardare oltre gli ostacoli, con fiducia negli altri e nelle nostre risorse. Credo che l’Amore, possa davvero neutralizzare la negatività, disarmare. 
Voglio ringraziare Donneingamba per avermi dato l’opportunità di raccontare qualcosa di me e ricordare a tutte, a ciascuna, che siamo preziose e che i piccoli gesti possono fare la differenza, noi possiamo farla.