
A volte nella vita non riusciamo subito a realizzare i nostri sogni e, anche se lavoriamo duramente, il nostro obbiettivo ci sembra molto lontano. Così è capitato a Pietro Masotti, il carismatico Marcello Barbieri nella fiction Il Paradiso delle Signore.
Nonostante la sua ottima formazione attoriale e la tanta gavetta nei teatri, Pietro ha avuto delle difficoltà a fare solo l’attore, ma con la giusta caparbietà e tanta costanza è riuscito a raggiungere il meritato successo. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo e scoprire molte cose interessanti sulla sua vita e sul suo personaggio.
Mi racconti che bambino eri?
Ero un bambino che non sapeva perdere, ogni volta che succedeva scoppiavo a piangere. Ero molto credente, grazie
alla religione ho iniziato a esprimere la mia creatività, la domenica quando c’era la messa scrivevo sempre le preghierine e andavo a recitarle all’altare.
Mi impegnavo molto nel scriverle e nel recitarle e il fatto che la gente rimaneva stupita da questo bambino, mi gratificava e mi
stimolava a fare sempre meglio. I miei sentimenti per la religione erano molto forti e veri al punto che a undici anni volevo entrare in seminario, ma per
fortuna mi fermò mia madre, perché ero troppo piccolo. Facendo il chierichetto, una domenica al mese andavo al seminario a fare un ritiro
spirituale e dopo si giocava a calcio e si stava insieme. Poi crescendo, facendo le scuole medie e poi il liceo, i miei interessi sono cambiati, andavo a calcetto, a nuoto, che
odiavo perché dopo bisognava fare la ginnastica posturale per la scoliosi.
Com'eri da ragazzo?
Sono stato un ragazzo molto fortunato, perché ho conosciuto l’arte e la musica, che mi hanno salvato dalle
futilità e dalle cattive distrazioni e hanno fatto sì che tutta la mia energia venisse impiegata nell’arte. Con il mio gruppo, andavamo a suonare per strada a
cappello, facevamo musica popolare, tipo la pizzica, e con il mio gruppo di teatro facevamo degli spettacoli. Quando ancora non avevamo la macchina, mi
piaceva molto anche andare a fare le “vasche” in paese con gli amici il sabato sera e, passeggiando su e giù, si conquistavano molte ragazze. Sono stati degli anni molto
felici.

Com’è arrivata la passione per la recitazione?
Da piccolo, un po’ dalla Chiesa, un po’ perché con mio fratello giocavamo a mettere in scena i cartoni animati
della Disney e ci facevamo creare i costumi da mia madre. È una passione che ho sempre avuto. Alle scuole medie e nell’adolescenza non ci pensavo più e verso i
quindici/sedici anni mio fratello si iscrisse a un corso di teatro, andai anch’io e vidi che mi piaceva, lì trovavo la mia realizzazione. Ci fu
una mia insegnante di Italiano del liceo che mi vide in scena e mi consigliò di provare a entrare all’Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio D’Amico, seguii il suo
consiglio e mi presero.
Il lavoro dell’attore comporta molta gavetta, prima di riuscire a guadagnare facendo solo quello. Hai fatto altri lavori?
Per mantenermi all’Accademia, tornavo in Puglia d’estate a lavorare in campagna, durante l’anno vivevo in un convitto a settanta chilometri da Roma,
perché non potevo permettermi un affitto in città. Appena uscito dall’Accademia, per i primi tre anni iniziai a farmi dei contatti, a fare dei
provini e sono riuscito a fare solo l’attore. Poi alti e bassi: ho fatto tanti lavoretti come il cameriere, tra un lavoro e
l’altro da attore, e nel 2019 sono arrivato a Il Paradiso delle Signore.

La tua prima apparizione in tv è stata nel 2008 con Volami nel cuore, condotto da Pupo.
Ero appena uscito dall’Accademia, sono entrato in contatto con un mondo che per me era completamente sconosciuto, perché
avevo sempre fatto teatro. È stata una bella esperienza, tra noi attori e i cantanti c’era un bel legame.
Dopo diverse esperienze in diversi film, arrivi a Il Paradiso delle Signore, che ti dà la popolarità. Come sei arrivato al
Paradiso?
Sono arrivato con un provino fatto a Roma, in quel periodo ero in Sicilia, visto che la mia compagna stava lì e visto che avevo due
tournée che mi avrebbero tenuto per parecchi mesi in giro per l’Italia, non aveva quindi senso rimanere a Roma. In realtà per il Paradiso ho fatto tre provini, uno per
Antonio Amato, uno per Rocco e uno per Marcello. Dopo il provino per Marcello, il mio agente mi disse che ero la seconda scelta
e di non abbattermi perché poteva anche capitare che l’altro attore alla fine non accettasse la parte per altri impegni, e così è stato. Il giorno che ho detto: «Adesso
basta, cambio mestiere» (perché avevo fatto tanta gavetta, tanto teatro), mentre ero in palestra mi chiama il mio manager e mi dice che mi avevano preso.

Marcello negli anni è cambiato molto come personaggio, da giocatore di carte ex galeotto, a barista, a direttore di sala del Circolo, a comproprietario del Gran Caffè Amato e imprenditore. Qual è il ruolo che ti è piaciuto
di più?
Mi sono divertito in tutti i ruoli, però quando ero in caffetteria con il mio socio Emanuel Caserio ci divertivamo molto e poi è stato bello
raccontare tutta la scalata, nella serie è stata molto veloce, forse si poteva allungare un po’ di più, però è stato bello.

In questi anni Marcello ha avuto diversi amori importanti (Roberta e Ludovica), un grande amore è stato quello per Adelaide.
È stato un amore che l’ha fatto risollevare da un periodo buio in cui si era incastrato in una relazione per certi aspetti tossica,
ma non per colpa di Ludovica e Marcello, ma per colpa dell’ambiente che c’era attorno, in quel periodo lui aveva perso il motore della propria vita. Poi anche
l’amore per Adelaide è andato scemando pian piano, ci sono stati una serie, anche qui, di fattori esterni che li hanno allontanati. Nella fase della
malattia di Adelaide c’è stato una sorta di allontanamento: nel momento in cui lei ha scelto di non dirglielo, si è rotto qualcosa e da lì ha
iniziato ad attaccarsi a Rosa.
Tra Marcello e Adelaide ci sono diversi anni di differenza. Per Marcello non è mai stato un problema?
Non lo è mai stato, per certi aspetti è sempre stato un anticonformista, una persona libera, ed è il motivo per cui ha deciso di
fare l’imprenditore, il suo modello era Vittorio Conti. Negli amori ha sempre scelto donne che valevano più di lui per certi aspetti, non è uno
che teme la donna, è attratto da donne con una personalità molto forte, ma allo stesso tempo ha questo istinto di protezione.
Voi avete avuto molte scene insieme, com’è lavorare con Vanessa?
Con lei mi sono trovato molto bene, perché aveva benissimo in mente quel era il suo progetto attoriale, questa cosa ti
facilita tantissimo perché è come se giocassi a carte e sai come rispondere a una mossa, se invece un attore fa una scelta generica e debole, lì devi fare tutto da
solo.

Il cuore di Marcello adesso è per Rosa. Una donna forte, indipendente e rivoluzionaria per l’epoca.
Per l’epoca è molto emancipata, è fuori dagli schemi, loro vivono veramente in due mondi diversi, lui non è un retrogrado, un
gelosone come poteva essere Salvatore agli inizi. Quel tipo di gelosia, porta a limitare la persona amata e a metterle i bastoni tra le ruote per quanto riguarda
la propria carriera.
Nonostante Rosa abbia scelto lui, lo vediamo molto geloso e insicuro del rapporto che lei ha con Tancredi.
La gelosia è uno degli aspetti della sua immaturità, lui ha sempre visto la donna come qualcosa da
salvare, da proteggere, da custodire, in questa azione qui forse è compreso anche il possesso. Dovrebbe fare un passaggio in
più per la maturità e liberarsi da questo atteggiamento. Ha comunque i suoi motivi per essere preoccupato di Tancredi, perché non è un santo, è stata anche una
persona pericolosa.

Ci racconti alcune curiosità accadute sul set?
Alcuni spettatori molto attenti hanno iniziato a dirci che nelle tazzine non c’è il caffè, perché l’attrezzista di caffè ne metteva poco, allora
abbiamo iniziato a metterne di più. Il pubblico è molto attento, ma a volte qualche licenza poetica ce la concediamo, ad esempio al Circolo
abbiamo delle lampade che non hanno il filo e l’hanno notato.

Quest’anno farai 40 anni e riceverai il regalo più bello, diventerai papà.
Sì, dovrebbe nascere a fine febbraio.
Come vivi il fatto di diventare papà?
Lo vivo con molta tranquillità, ho avuto fratelli e nipotini piccoli, non mi spaventano i bambini. Invece ho paura del parto,
perché la mia compagna mi ha chiesto di assisterla, io l’assisterò ma non garantisco su come sarò. La cosa che mi fa più paura è vederla
soffrire.
Sapete già se è un maschietto o una femminuccia?
È una bambina.

Descrivi con una parola alcuni tuoi colleghi con cui lavori di più:
Nicoletta (Rosa): ruspante
Vanessa (Adelaide): aristocratica
Roberto (Umberto): genuino
Danilo (Matteo): fratello
Gloria (Marta): serafica
Filippo (Roberto): asciutto.
Paola Giannessi