Elia Marangon, il misterioso Ettore de “Il Paradiso delle Signore”, tra famiglia, segreti e fragilità

Un alone di mistero arriva a Il Paradiso delle Signore: Ettore Marchesi (insieme alla sorella Greta) irrompe sulla scena con un preciso obiettivo in mente. 

L’attore che lo interpreta, Elia Marangon, ci ha parlato del rapporto del suo personaggio con Odile e con la Galleria Milano Moda, insieme al suo modo di seguire il piano che ha in programma. Diversamente da Ettore, Elia è un ragazzo che riesce a vivere la vita non prendendosi troppo sul serio, un’arma vincente, ma a volte anche a doppio taglio, se le intenzioni non vengono comprese. Con lui abbiamo anche parlato di famiglia, del rapporto con il fratello e della sua passione per la recitazione, che lo contraddistingue sin da piccolo. A soli 19 anni, dalla provincia di Vicenza si trasferisce a Roma per inseguire il suo sogno, dopo una carriera da agonista nel nuoto

 

Quando hai deciso di trasferirti a 19 anni, la tua famiglia ti ha subito sostenuto o hanno avuto qualche titubanza all’inizio?
Sì, mi hanno sostenuto, hanno appoggiato la mia scelta.


Che ricordi hai della tua infanzia con la tua famiglia? 
È stata un’infanzia che ricordo molto serenamente, con tre persone accanto, sono cresciuto in una famiglia solida. Che ricordi ho? Mi viene in mente una spiaggia, il mare, io da piccolo con una bandana azzurra in testa, che saltavo da una parte all’altra e costruivo castelli di sabbia. 


Dove andavate al mare?
A Jesolo, perché era vicino. Siamo stati in Sardegna quando avevo 15 anni e me ne sono innamorato, però quando ero piccolo ho vissuto le vacanze estive a Jesolo, il mare dove ho fatto le mie amicizie, che hanno caratterizzato un po’ la mia infanzia.

Courtesy of Elia Marangon

Già da piccolo volevi fare l’attore o è stato qualcosa che hai maturato più tardi, nell’adolescenza?
Quando facevo le elementari, una volta abbiamo fatto una scenetta, una piccola improvvisazione, non avevo mai fatto teatro, ma la maestra di Italiano disse a mia madre che avrei dovuto fare un corso di teatro perché ero portato. Solo che facevo già nuoto e mia mamma ha detto che non credeva potesse interessarmi. Quando sono arrivato in quarta superiore, la mia carriera da agonista era quasi finita e passavo i pomeriggi e le serate a guardare i film. Spesso andavo per citazioni, non avendo probabilmente una personalità così forte, ripetevo quello che sentivo nei film, questo mi portava a vederne tanti, a ricordarmi le battute, a dirle poi agli altri e a rifare le scene. Poi nacque questo rapporto (diciamo) con la mia professoressa di Diritto, che era vecchio stampo: non ero molto attento in classe durante le sue lezioni, così lei cominciò a punzecchiarmi, cercava di mettermi in ridicolo davanti alla classe. Una volta mi ha mandato fuori, però in realtà sentivo che gli altri in quel momento mi stavano guardando; quindi, lei facendo così mi metteva al centro dell’attenzione e a me piaceva. Ho anche cominciato a farlo a posta, perché mi sentivo visto da lei, in realtà ne ho un bellissimo ricordo. Da lì avevo iniziato ad avere un ruolo che aveva cominciato a piacermi ed era un ruolo che mi aveva dato lei. Più che mettermi in ridicolo, mi dava delle attenzioni, soddisfacendo il mio bisogno di essere visto

Courtesy of Elia Marangon

Quindi è stato questo il momento che ti ha fatto capire che volevi diventare un attore? 
Sicuramente qualcosa ha risvegliato in me. Mi ricordo però anche che vidi un film, Blood Diamond, con Leonardo di Caprio, e c’era questa scena tra lui e l’attrice protagonista che mi aveva emozionato particolarmente, lui parlava dei suoi genitori, del suo passato e lì mi ricordo che ho avuto un lampo perché mi era venuta la pelle d’oca e ho pensato: “Ma ti immagini provare realmente determinate cose?”. Mi si è accesa la lampadina e, finito l’esame di maturità, ho voluto provare a diventare un attore


Qual è stato il tuo percorso artistico?
Appunto, a 19 anni mi sono trasferito a Roma, ho fatto per un annetto una scuola di recitazione, però non fu una grandissima esperienza. Dal secondo anno che stavo a Roma, cominciai a studiare con il mio insegnante, che poi è diventato il mio coach. Ho studiato con lui per tanto tempo, ci siamo preparati insieme, ho fatto qualche spettacolo a teatro, poi arrivò il primo grande lavoro, che fu quello di Storia di una famiglia perbene, la prima stagione girata in Puglia con Stefano Reali e Giuseppe Zeno. Il mio secondo lavoro fu la seconda stagione, poi provini, una pubblicità, tanta gavetta prima di arrivare a Il Paradiso delle Signore, che forse è stata la scuola più grande, perché ti mette veramente a dura prova.


Durante una giornata a casa, quando non stai lavorando, cosa fai?
Generalmente mi preparo, mi metto sul divano, prendo il tablet e leggo le scene del personaggio (Ettore Marchesi), comincio a sentire come le direbbe, a sentire la sua voce. Poi, vado in palestra, mi rilasso, sento la famiglia, vado dal mio insegnante, rivedo vecchi colleghi, sento la mia gente. Leggo anche libri che mi appassionano, recentemente ho finito di leggere Il figlio peggiore, che è il libro che ho dato a Ettore, il titolo mi ha subito portato a lui. 

Copyright P. Bruni ©
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Com’è stato il primo giorno sul set de Il Paradiso delle Signore?
Traumatico, perché soffro di una forma allergica alle graminacee, era piena primavera e agli studi è sempre pieno di piante; quindi, facevo fatica a respirare. Ho girato la scena con Delia davanti al Paradiso ed era un continuo soffiarsi il naso. A parte gli scherzi, è stato molto emozionante perché a ritrovarmi davanti al Paradiso delle Signore con la sua insegna, ho provato orgoglio ed emozione. Ho percepito che quel terreno era stato calpestato da molti attori prima di me. Ho sentito un’aria di appartenenza e anche un senso di responsabilità, perché una fiction così riuscita ti dà un senso di dover fare bene il tuo lavoro.


Ettore Marchesi è un personaggio che dovrebbe essere cattivo, ma in realtà è molto fragile e ferito. Credi che questo aspetto verrà colto dal pubblico a casa?
Sarebbe un bel traguardo riuscire a creare un’empatia nei confronti di Ettore. È un personaggio che ha di fondo delle intenzioni che possono essere descritte come cattive, se riesci a creare empatia vuol dire che hai fatto bene il tuo lavoro, però è complicato, perché, per com’è descritto, a volte è difficile che la gente si possa avvicinare. Mi auguro che verso la fine si possa provare una sorta di empatia nei suoi confronti, io ce la metterò tutta perché gli voglio bene e lo capisco.


Quindi anche tu, come lui, sei stato ferito nella vita?
, assolutamente. Le varie ferite col tempo aumentano, quindi si può solo trovare il modo in cui si impara a reagire. Penso che le ferite siano qualcosa che accomuna gli esseri umani

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Ettore si sta affezionando un po’ troppo a Odile. Rischia di rovinare il piano?
Il bello di Ettore è che è una persona inversiva, vale a dire che va contro, che ribalta i piani. Tante volte accade qualcosa per cui o torna indietro oppure, ad esempio, chiede a Odile di sposarlo. Anche nel rapporto con sua sorella, quanto è sincero anche con lei? Chi sta manipolando veramente chi? Lei continua a dirgli del piano ed Ettore le dice che non perderà di vista il suo obiettivo, però dentro di lui cosa sta provando? Quindi, lui nasconde delle cose con Odile, ma anche con sua sorella e ogni volta che accade qualcosa, sembra che giochi a mescolare le carte. Rischia di far saltare il piano? Non lo so, vediamo, un rischio ci potrebbe essere, sicuramente, perché fa parte di di quello che sta provando, non solo nei confronti di Odile, ma come persona in tutta la situazione, perché la cosa che rende Ettore fragile è che non ha mai avuto realmente una casa, l’unica persona che ha sempre avuto accanto è la sorella. Quindi, dentro di lui sembra che una casa l’abbia trovata, anche se nasce un po’ tutto con l’inganno, e questo lo confonde, perché lui gioca molto a confondere le cose, però la persona confusa alla fine è lui. 

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Il rapporto tra Ettore e sua sorella Greta è molto stretto. Tu hai un fratello maggiore, che rapporto hai con lui?
Abbiamo un bel rapporto, è una persona importante per me, penso che con il tempo ci legheremo ancora di più. Nell’ultimo periodo, forse è stata la mancanza che ho sentito di più nella mia famiglia, una mancanza fisica, perché io sono a Roma e lui è in Veneto. Ci vediamo più o meno una volta al mese, poi purtroppo non abbiamo molto l’abitudine di chiamarci, però quando ci vediamo è come se non fosse passato niente, lui per me c’è sempre e viceversa. Negli ultimi due anni ci siamo legati particolarmente, sono stati molto importanti per delle cose che entrambi abbiamo passato, sono molto contento del rapporto che abbiamo, soprattutto adesso. Lui è il fratello maggiore, quindi ha sempre avuto dei riguardi per me, è sempre stato protettivo nei miei confronti, poi in alcune occasioni lo sono diventato io, perché lui ne aveva bisogno.

Courtesy of Elia Marangon

Ti chiedo di darmi una parola per alcune tue colleghe e colleghi del Paradiso.
Valentina (Greta): carismatica,
Arianna (Odile): professionale,
Danilo (Matteo): divertente,
Roberto Farnesi (Umberto): veterano,
Vanessa Gravina (Adelaide): istrionica.

 

Alessandra Picciariello

 

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