
Sotto i portici di Palazzo Turati a Milano, una nuova era è cominciata. Questo sabato 17 gennaio, il palazzo storico è stato culla di un nuovo inizio, quello del brand Lessico Familiare, che – due anni dopo l’assenza dalle passerelle milanesi – torna con una sfilata.
Insieme al ritorno in calendario, in occasione della Milano Fashion Week Uomo autunno/inverno 2026-27, arriva anche una nuova consapevolezza: quella di andare avanti esplorando nuovi percorsi, che si intrecciano tra loro e con il passato del marchio, in un mix & match di oggetti preesistenti e puro estro.
Nato nel 2020, il team creativo di Lessico Familiare è formato da più designer, essendo stato fondato da Riccardo
Scaburri e Alberto Petillo, a cui poi si sono aggiunte Alice Curti e Victoria Genzini. Sin da subito, i codici del
brand sono sempre stati molto definiti: la sostenibilità è al centro delle creazioni, rappresentata dall’upcycling (ovvero, la rielaborazione
di pezzi già esistenti), tecnica attraverso la quale gli abiti possono avere una seconda vita. Un’operazione nostalgica che, però, guarda al
futuro, alla futura vita dei capi del passato. D’altronde, questo concetto si sposa perfettamente con il nome scelto per il progetto (“nomen
omen”, come si suol dire), che si ispira al romanzo Lessico Famigliare di Natalia Ginzburg, un’opera che racconta di parole, di
famiglia, di circolarità. «(Per noi, NdR) una costante è il tentativo di ricostruire il lessico delle nostre famiglie tramite gli
indumenti, come Natalia fa con le parole» – hanno dichiarato Riccardo Scaburri e Alberto Petillo in
un’intervista rilasciata a Vogue Italia nel 2021. Ma non solo. Si tratta di un romanzo fondamentale nell’istruzione scolastica,
concetto rappresentato nella scelta della location per la sfilata che, oltre a essere un edificio neorinascimentale di indubbia bellezza, è la nuova sede
dell’Istituto Marangoni, una scuola che ospita giovani talenti e nuove fonti di creatività, un luogo in cui può davvero avere inizio il
cambiamento.
La location della sfilata e alcuni look della collezione
New Age (“nuova era”) è il titolo della collezione (non solo uomo, ma anche donna) per il prossimo autunno/inverno, un nuovo punto di partenza per il brand, che conferma la propria natura sostenibile, facendo un passo in avanti. La circolarità è resa ancora più esplicita dall’utilizzo della tecnica del ready-made (quella che ha reso famosa la divisiva opera Fontana di Marcel Duchamp), in cui gli oggetti vengono presi nella loro interezza, decontestualizzati e ricontestualizzati in una nuova cornice. In passerella, zerbini, sacchetti, colletti e davanti di grembiuli sono usati come top e curiosi personaggi in miniatura si infiltrano tra gli abiti o in capo ai modelli e alle modelle, non manca poi un tocco magico simboleggiato dalle profusioni di paillettes e da coroncine usate come copricapi. Questo nuovo corso riparte dunque dalle radici del collettivo, che include nella collezione silhouette confortevoli, capispalla consumati, preziose sottovesti, citazioni, fiocchetti, ovatta: tratti distintivi nel lavoro degli ultimi anni del brand, che qui vengono ripresi e mischiati tra loro in un nuovo linguaggio. Un linguaggio che evoca un ossimoro, quello tra il proprio stile volutamente naif e le influenze che provengono dallo spiritualismo metropolitano di fine secolo scorso, incarnato – prima fra tutti – da Madonna, sottofondo musicale dello show.
Una sfilata in cui idee innovative, contemporaneità e diversità hanno fatto da padrone, attraverso la precisa
creatività di quattro giovani designer, che hanno ancora molto da raccontare.
Alessandra Picciariello



