
Sin da piccolo, Vito Amato è sempre stato un bravo ragazzo, un po’ come Mimmo, il personaggio che interpreta nella fiction Il Paradiso delle Signore. Da subito aveva capito che la recitazione avrebbe fatto parte della sua vita, iniziando in giovane età a frequentare vari corsi. Una marcia in più gliel’hanno data i suoi genitori, facendogli respirare il meraviglioso profumo dell’arte in casa. Non vogliamo raccontarvi di più, sarà Vito a farlo in questa intervista.
Courtesy of Vito Amato
Come ti sei avvicinato al mondo della recitazione?
L’amore per l’arte nasce da piccolo e prosegue per tutta l’adolescenza, è stato un po’ il filo conduttore della mia vita. Mia madre
ha una scuola di danza e di musical, io sono stato sempre lì dentro e, anche se non facevo danza, respiravo arte e ho iniziato ad approcciarmi al mondo della recitazione in
giovane età. Poi, i miei sono appassionati di teatro e mi portavano spesso. Verso i dieci anni ho iniziato a frequentare varie scuole nella provincia di Napoli, negli anni
successivi in città e da lì non ho più smesso.
Courtesy of Vito Amato
Mi racconti la prima volta che ti sei trovato su un set televisivo importante?
La prima volta è stata sul set di Un Posto al Sole, feci un piccolo ruolo di cinque/sei puntate, ho fatto anche una
piccola parte in Mina Settembre. Il Paradiso delle Signore è stato invece il primo set con un ruolo importante. Un Posto al Sole è una macchina
meravigliosa, come Il Paradiso, macinano puntate su puntate, vanno in onda tutto l’anno. Appena arrivato sul set ero molto agitato, anche perché lì si conoscevano tutti
e mi sentivo un po’ un pesce fuor d’acqua. Mi è anche capitato sul set del Paradiso, all’inizio. Lì, dopo la prima prova costume nel mio camerino, da solo, sono
crollato in lacrime dall’emozione perché ero contentissimo di dov’ero e di cosa stavo facendo: Mimmo è il mio primo ruolo importante. Un Posto al Sole
invece, avendo avuto un ruolo più piccolo, l’ho vissuto con più leggerezza, ma comunque con tanta agitazione e con tanto rispetto.
Tu sei campano, il teatro napoletano ha influenzato la tua formazione e la tua recitazione?
Assolutamente sì, sono cresciuto guardando Eduardo, Totò… a casa mia si parla di questo, è questa la mia
lingua. Non vedo l’ora di avere qualche ruolo per il cinema o la tv in cui parlare napoletano, per ora lavoro molto in teatro a Napoli con il mio dialetto ed è molto bello. A metà di
quest’anno ho terminato una tournée teatrale per l’Italia con un spettacolo di Saviano, tratto da un suo libro, la mia tesi di laurea è stata su
Eduardo De Filippo, a Natale si guarda tutti insieme Natale in Casa Cupiello: la cultura napoletana per me è molto importante. Adesso sto cercando di formarmi su
autori napoletani, tengo molto alle mie radici.

Come sei entrato nel cast de Il Paradiso delle Signore?
Con un semplice self-tape, mi ha aiutato la mia ragazza a girarlo. Era una scena con Agata, in cui c’era un battibecco tra lei e
Mimmo.
Ormai Mimmo è un personaggio sempre più importante e amato.
È stata una crescita graduale, adesso ha una storia di rilievo, sta raccontando tutti i suoi dubbi sulle sue scelte di vita, è un personaggio che
piano piano è cresciuto molto. Prima c’era e non c’era, posso dire che questa è la mia vera stagione.
Mimmo è il marito ideale per Agata, Ciro non poteva chiedere di meglio.
Lui ha sempre tifato per Mimmo e per la coppia Mimmo-Agata, è stato il primo a crederci, anche all’inizio quando tra i due non c’era grande
simpatia. Per Mimmo è un sogno avere un suocero come Ciro, per me invece è un onore e un grande divertimento essere in scena con Massimo, che è un grandissimo
professionista.
Finalmente, dopo tanta fatica, Mimmo riesce a conquistare Agata.
È riuscito grazie alla sua perseveranza, la goccia che piano piano va sulla roccia e crea il solco. Il momento che ha aiutato questa unione
è stato a Firenze: probabilmente la situazione di pericolo e di difficoltà (l’alluvione che ha colpito la città nel 1966, ndr) li ha fatti avvicinare, ha fatto vedere ad Agata che tra
loro c’era del tenero, anche se si erano già un po’ avvicinati a fine stagione scorsa.

Cosa rappresenta Agata per Mimmo?
Rappresenta un motivo di crescita, grazie ad Agata è cresciuto molto, sta prendendo molta consapevolezza di sé, molta
sicurezza, è sicuramente una spalla su cui contare. Lei è stata il suo colpo di fulmine, il colpo di fulmine esiste e ne sono convinto anche nella
vita.
Ti è mai capitato di trovarti in una situazione in cui dovevi prendere una decisione importante e avevi paura di deludere qualcuno (un po’ come è successo a
Mimmo)?
Sì, ma era una mia paura, mi si è fatto notare subito che non avrei deluso nessuno, ero io che sentivo quella responsabilità sulle
spalle. È stato sulla scelta di vita che ho preso, quella di fare l’attore. Con i miei genitori alla fine è stato molto semplice, la responsabilità della scelta la sentivo solo
io, loro mi hanno subito appoggiato in questa mia decisione.
Che rapporto hai con il cast de Il Paradiso delle Signore?
Ho un ottimo rapporto, con molti non solo professionale, ci si sente, ci si confronta. A me piace il confronto, sentire i pensieri degli altri, la
modalità di lavoro degli altri.

Mi puoi dare una parola per gli attori con cui interagisci di più?
Silvia (Agata): Con Silvia la parola è “ascolto”, con lei ci si confronta tanto, perché stiamo cercando di creare una storia quanto
più sincera possibile. Tra di noi c’è molto ascolto anche in scena, ci supportiamo a vicenda.
Massimo (Ciro): “Ritmo”, perché è tutto ritmo. Parlammo con Massimo sui ritmi delle scene, sulla loro musicalità, con lui sono
delle vere partiture musicali.
Gioia (Concetta): “Materna”, anche con me, Vito, non solo con Mimmo. Mi coccola tanto, è dolce, è buona ed è anche un’attrice
strepitosa.
Pietro (Marcello): “Preciso”, assolutamente.
Filippo (Roberto): Con Filippo sta nascendo un bellissimo rapporto, si parla tanto e ci si confronta tanto, con lui abbiamo tanti interessi in
comune. Come parola ti dico “sincerità”.
Mirko (Johnny): Te lo dico con una parola napoletana, “fratm” (ovvero “mio fratello”, ndr). Con lui sta nascendo una bellissima
amicizia, anche all’esterno.
Ci regali un aneddoto o una curiosità successa sul set?
Abbiamo una grande mole di lavoro, il che significa che ci troviamo a girare anche otto scene al giorno e abbiamo poco tempo libero sul set. A
volte, però, capita di avere una scena e poi di stare fermi per tre o quattro ore, quindi tra di noi stiamo facendo una sorta di campionato di calcio
online con tantissimi addetti ai lavori con cui siamo diventati amici e ci divertiamo. Mi è venuto in mente questo perché stavo preparando la formazione. L’altra volta ad esempio
ho battuto Mirko. Cerchiamo di ingannare il tempo nei giorni in cui la mole di lavoro è più tranquilla.
Paola Giannessi




