
Oggi, 25 novembre, è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, contro «ogni atto di violenza fondato sul genere che abbia come risultato, o possa avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che privata»
– dalla definizione fornita dall’ONU nell’art. 1 della dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne – per sensibilizzare la società affinché queste situazioni non si verifichino più. È critico come nel 2025 si debba fare ancora molto in questo senso, perché i dati di violenze contro le donne (in quanto tali) continuano a essere molto preoccupanti. Secondo l’indagine dell’Osservatorio del movimento Non una di meno sui casi di femminicidi, lesbicidi e transcidi, aggiornata al 22 novembre 2025, quest’anno ci sono già stati 77 femminicidi e 68 tentati femminicidi, tra gli altri dati. La violenza si può però manifestare in diverse modalità, tra cui quella fisica, sessuale, psicologica, economica ed espressa attraverso molestie verbali, episodi che sono, purtroppo, ancora molto radicati all’interno della nostra società.
Spesso la violenza si può riconoscere o prevenire attraverso alcuni campanelli di allarme. A detta di
Arianna Gentili, responsabile del 1522 per Differenza Donna: «In una relazione quando il compagno è geloso,
controllante, possessivo, quando vi chiede le password del cellulare, quando vi chiede costantemente dove siete o come siete
vestite, bisogna allarmarsi» – avverte – e prosegue: «Se in una relazione abbiamo paura del nostro compagno, proviamo ansia, siamo a
disagio, dobbiamo capire che sta succedendo qualcosa e dobbiamo chiedere aiuto» (fonte: www.rainews.it). Le situazioni possono
essere le più diverse, ma hanno alcuni comuni denominatori: la paura, l’ansia, l’assenza di libertà.
Per una maggiore sicurezza, esistono delle app per il cellulare che possono aiutare nella prevenzione di situazioni pericolose, soprattutto se si deve rientrare a casa da sole la sera. Una di queste è Wher, utile per valutare e vedere le valutazioni sulla sicurezza delle strade, per scegliere il percorso migliore in cui camminare. C’è poi Where Are U, l’app ufficiale del 112, che invia in automatico la propria posizione e le proprie informazioni (che si sono inserite in precedenza nell’app) a polizia, vigili del fuoco e ambulanza in caso di pericolo. Ultima ma non per importanza, in Viola Walkhome lavorano volontari che accompagnano, attraverso una videochiamata, chiunque ne abbia bisogno per rientrare la sera a casa. L’app permette di registrare la chiamata in caso di emergenza e di far chiamare immediatamente ai volontari le forze dell’ordine in caso di pericolo.
Accettare di essere vittima di violenza e parlarne o intervenire non è sempre facile, ma è davvero importante
trovare il coraggio di denunciare (sempre con cautela e sostegno di personale specializzato), per riuscire a spezzare la catena
e uscire dal tunnel. Secondo La Caramella Buona – associazione impegnata nella lotta alla pedocriminalità e alla violenza di genere in Italia e in Europa – è
possibile denunciare anche senza prove, gli inquirenti si occuperanno poi di raccoglierle nelle indagini. Per un intervento urgente si può chiamare il
112, oppure ci si può rivolgere alla più vicina stazione dei Carabinieri o della Polizia di Stato, che sono formati per intervenire nei casi di violenza
di genere. Un altro contatto importante è il 1522, il Numero Antiviolenza e Antistalking, attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e multilingue.
I Centri Antiviolenza forniscono poi un grande aiuto alle vittime con percorsi gratuiti di ascolto e terapia psicologica, ma anche
gli sportelli Codice Rosa negli ospedali, o le ASL e consultori familiari, che offrono sedute di psicoterapia gratuita o a un prezzo ridotto. Se
invece ci si trova in pericolo in pubblico, è stato stabilito un Signal for help – ovvero, disporre la mano aperta con il pollice sul palmo e poi chiudere le altre dita a pugno –
per segnalare ai testimoni che è il momento di intervenire. La denuncia può infatti partire anche da una terza persona, non per
forza dalla vittima stessa.
La situazione non sembra migliorare e i comportamenti violenti sono spesso giustificati e
minimizzati dalla società, ma noi non dobbiamo arrenderci e dobbiamo continuare a lottare per un mondo più sicuro, tutte e tutti
insieme.
La redazione