"La Danza per me non è apparire, ma essere": intervista ad Elisa Barucchieri

Photo Credit: Carlo Pennatini
Photo Credit: Carlo Pennatini

Elisa Barucchieri, danzatrice, attrice, coreografa, direttrice artistica, nel 2023 è stata tra le prime donne a presentare uno spettacolo nel sito protetto di Al Ula, Arabia Saudita, per Saudi Tour 2023.

Anima di ResExtensa che dal 2022 gode del riconoscimento ministeriale di Centro di Produzione per la Danza, è una donna, delicata e forte al tempo stesso che ha fatto della Danza il suo personale modo di collegarsi emotivamente agli altri. Innamorata della vita e del suo mistero cerca di tradurlo con il suo lavoro, in dono. Oggi si racconta per noi con un’attenzione speciale al mondo femminile.

 

Ci sono stati incontri determinanti nella tua carriera? Se sì quali?

Il primo incontro con la danza con la prima insegnante, poi all’università con due donne incredibili, Andrea Olsen e Pennie Campbell. Il loro modo diverso di concepire la danza e la sua espressività, ha rappresentato tanto per me che ero proprio una “montanara” (vivevo in Trentino prima di trasferirmi definitivamente negli Stati Uniti e facevo sci agonistico) e da loro ha imparato tantissimo, formandomi con la loro forza e femminilità. Ci sono state tante persone importanti nella mia vita e non posso non mettere tra queste i miei genitori che mi hanno dato tanto, compresa la possibilità di diventare la donna che sono.

Riesci ad immaginare la tua vita senza danza?

No, ci ho pensato qualche volta, ma non potrei davvero. La danza mi permette di contribuire al benessere degli altri, al bene comune: sia per chi viene a vedere uno spettacolo mio, ma anche l’impegno che metto nel sostenere uno spettacolo di altri, tutto questo mi fa bene.

Photo Credit: Antonio Caradonna
Photo Credit: Antonio Caradonna

Lo stereotipo della ballerina esile, delicata è molto forte soprattutto in Italia? Altrove è così?

Decisamente in Italia è davvero molto forte, all’estero molto meno. Soprattutto nella classica, nel contemporaneo oggi è più sdoganato anche se spesso, prevale l’apparenza fisica più che la capacità comunicativa del corpo. Negli Stati Uniti nella mia esperienza, l’apparenza conta meno, vale la sostanza.

Cosa chiedi alla danza?

Emozione, per me la danza è un sentire profondo, non apparire ma essere. Chiedo gli ideali della vita, chiedo profondità di ascolto e verità.

Le tue coreografie come nascono? A cosa ti ispiri?

Ogni volta scatta qualcosa di diverso, Erodiade per esempio è una sperimentazione dell’antico e del moderno, provavo un abito che si è rotto sulla schiena e da lì è partito tutto.

Le donne e il mondo della danza e dello spettacolo…

C’è una schiacciante presenza femminile, ma i ruoli di potere sono tutti maschili. Un vero paradosso. Un mondo di donne, dove i ruoli di autorevolezza sono maschili. I primi maestri erano uomini. È un po' difficile farci largo perché si riconosce con difficoltà la nostra autorevolezza, sta migliorando nel contemporaneo, ma è ancora difficile. Tra le più importanti compagnie al mondo c.a. 70, 60 sono dirette da uomini.

Quando ho deciso ho deciso di slancio, dopo ho capito quanto fosse fondata quella scelta.

Photo Credit: Egidio Magnani
Photo Credit: Egidio Magnani

A cosa hai rinunciato per la danza?

Non ho avuto figli, probabilmente se non avessi dedicato tutta la mia energia alla danza avrei avuto una vita differente. Avendo scelto di essere anche coreografa e vivendo da quando avevo diciotto anni da sola, ho dovuto lavorare tanto. Per una danzatrice la maternità è complicata non solo perché il fisico cambia, ma per l’impegno che giustamente va dedicato ad un figlio. Adoro i bambini, ma evidentemente il momento giusto con il compagno giusto nel momento perfetto, non è arrivato. Non sento che mi manca qualcosa, ma sono felice di regalare affetto ai miei nipoti e mi basta. Ho perso sicuramente un po' di leggerezza, di frivolezza.

Se avessi la possibilità di parlare ad Elisa bambina, cosa le diresti?

La incoraggerei a credere in sé stessa riconoscendo il proprio valore senza vergognarsene. Per carattere non mi piace mettermi al centro dell’attenzione, preferisco tendenzialmente condividere i meriti, ma qualche volta forse avrei dovuto concedermelo. La abbraccerei.

Grazie per avermi concesso il privilegio di raccontarmi voglio salutarvi con una riflessione: lavorando in Arabia Saudita in gennaio, ho scoperto che tutta la logistica, la parte tecnica e creativa era al femminile. Ho capito che noi donne siamo in gamba davvero e in grado di interpretare in modo diverso il nostro lavoro, al di là delle gerarchie collaborando con tutti, lasciando il beneficio a uomini e donne, di dare il meglio di sé, senza pregiudizi di genere. Elisa Barucchieri