“LE PAURE DI MAUPASSANT” intervista ad Alessandro Persichella

Il 25 giugno alle ore 21.00 presso il Piccolo Teatro Comico di Torino va in scena “LE PAURE DI MAUPASSANT”.

Abbiamo fatto due chiacchiere con Alessandro Persichella, attore e regista dello spettacolo. Vediamo cosa ci ha raccontato

 

 

Ciao Alessandro, che cos'è per te la paura?

Non si comprende bene da quale direzione del corpo arrivi, da dove nasce, ma si accosta e ti pizzica fino a crearti un livido alle volte. È lì che sosta pacificamente sulle spalle. Non ha né odore e né colore. La si sente come uno sciabordio delle onde accavallarsi sopra di te. A stento ci si difende. È forte, questo lo sappiamo. Tende a calamitarti tra i due poli. Se dovessi paragonarla ad un colore direi un colore grigio, simile all' acciaio.
Ma è anch'essa vulnerabile; si abbatte con il coraggio!

Come condiziona la nostra vita?

Tende a destabilizzare i nostri percorsi o a quello che ci stiamo figurando. Forse è normale che ci sia, e bisogna comunicarci serenamente, ma trovo ingiusto che venga coltivata verso un totale decadimento di massa. Oggi siamo bombardati di messaggi che incitano alla paura e ce ne stiamo dimenticando. La soglia dell'attenzione diminuisce drasticamente in ogni minuto. Alcuni lo capiscono ma le forze, nel senso stretto, vengono a mancare. Abbiamo bisogno di un metodo per uscirne? Ne abbiamo fin troppi in questa società; per me la chiave è affrontarla nel momento in cui si palesa innanzi, e solo a quel punto si potrà agire di conseguenza comprendendo quanto realmente sia necessaria. Viverla prima, non semplifica la vita.

Dobbiamo sottostare alla paura?

Ognuno è libero di farne ciò che vuole. C'è chi ci convive bene... Va a carattere. "Oppressi nella morsa" può tirar fuori la vera attitudine che prima non riusciva ad emergere. Questo significa lottare con i denti e non inciampare più.
"Cullati dalla morsa" il rischio è di cadere in balia del mondo e di non osare neanche più a mettere il naso fuori casa. 

La paura, nasce per una ragione molto semplice: metterci alla prova.

 

Uno spettacolo in cui ci si immergerà dagli scritti di Guy de Maupassant passando tra P. Lafargue e Leopardi fino a Marinetti

Uno spettacolo in cui ci si immergerà dagli scritti di Guy de Maupassant e le sue crude realtà, passando tra la catena di montaggio di P. Lafargue e la natura matrigna di Leopardi, sino ad arrivare al tanto atteso e desiderato futuro di Marinetti. Società, progresso e paura, creano una combinazione singolare su  questo nuovo METAVERSO.
Siamo fieri dei nostri risultati?

Sul palco sarai da solo

Sul palco sarò solo. Una voce mutante che, grazie all'ausilio di amplificatori, cangerà tra l'armonico della musica e le paure sfiorate. Sarò mosso da sembianze differenti a dispetto di ogni maschera indossata. Si arriva dritti a destinazione Robot.

 

Tu hai curato anche la regia e l'adattanto

Leggendo i racconti di Maupassant, precisamente (La veglia, La paura e la Signora Hermet) ho subito trovato un collegamento opposto alla natura di Leopardi e una conferma sui pensieri di P. Lafargue; inoltre il futuro di Marinetti mi si è presentato tagliente e necessario per lo sviluppo finale. La "macchina" viene espressa in una scrittura scenica, senza insistere con la frustrante parola. Mentre la natura matrigna arriva da lontano, leggera e pungente, con suoni onomatopeici e voci fuori campo non comuni. - Non si ha veramente paura se non di ciò che non si capisce - Esprimo chiaramente un pensiero di Lafargue: "chiunque offra il proprio lavoro in cambio di denaro, vende se stessi al novero degli schiavi".
Circa la regia credo che sia un piccolo salto verso qualcosa di nuovo, mai affrontato. Ho giocato con microfoni, suoni e luci. Un monologo tra musica mi piace definirlo. Una scenografia essenziale: tante maschere che si aggrappano alle catene, fili, cavi delle nostre paure che ci portiamo appreso e non riusciamo a staccarcene. L'obiettivo è sempre quello di arrivare al miracolo; qualcosa di irripetibile. Opera che uno spettatore non sia in grado di comunicare.

È un monologo tra musica, mi piace definirlo. Nel senso che si inciampa tra l'armonico suono dell'innaturale. Proprio come quando si ha paura di qualcosa che non si conosce.

 

Adattamento e Regia sono miei.
Aiuto regia: Chiara Biancardi
Scene: Federico Bregolato
Luci: Matteo Balma
Booking e management: Ribes Eventi

                                                                                          Paola Giannessi