Terra Madre al teatro Espace

 

Sabato 22 e domenica 23 settembre, il teatro Espace è stato protagonista con una tappa dell’evento Terra Madre a cui hanno partecipato diversi artisti riempiendo il teatro con le loro opere.

Il tema centrale: il riciclo. E’ interessante osservare come oggetti “usati” possono contribuire a creare un oggetto del tutto nuovo e assumere una nuova vita. Questo evento, insieme ai suoi artisti e alle loro opere, ha contribuito a ricordare alle persone che si possono fare grandi cose con gli scarti e con un pizzico di fantasia.

 

Grazia Amendola ha portato al teatro Espace una colonna formata da 400 spugne realizzate cucendo le reti delle confezioni di patate o di cipolle buttate via nei mercati. Quest’ opera dialoga molto con l'ambiente, infatti il teatro è sorretto da diverse colonne di cemento con l'aggiunta della colonna di spugne. All'interno del lavoro di Grazia Amendola è celata una domanda: L'azione del riciclo serve davvero a risolvere il problema? È davvero questa la colonna che regge la struttura?

Secondo Grazia il problema principale dello spreco del cibo è la sovrapproduzione, chissà se il riciclo è la soluzione...

La colonna è accompagnata da un video suddiviso in due parti: nella prima viene mostrata una delle sentinelle dei rifiuti di Porta Palazzo che cuce una di queste spugne e nella seconda parte vengono mostrate delle mani che si lavano. È un modo per mettere in parallelo due azioni quotidiane: quella del mangiare e quella del lavarsi.

L'ispirazione di quest’ opera è nata passeggiando per i mercati, constatando che molto cibo viene scartato perché non rispetta l'immagine perfetta richiesta dal mercato e dai clienti. Fortunatamente a Torino ci sono molte associazioni che si occupano di raccogliere e di suddividere il cibo avanzato. Una delle sentinelle di Porta Palazzo di origine africana raccoglieva queste reti per cucire spugne ed è proprio con l'aiuto di questa sentinella che Grazia Amendola ha realizzato la sua colonna.

Questo progetto prende il nome di LEFTOVERS #002 ossia "avanzi" ed è la seconda opera di un progetto che prende vita due anni fa a Barcellona dove Grazia ha realizzato un'unica immagine formata da tantissime foto di cibo avanzato rimpicciolite, creando una carta da parati sufficiente da riempire un'intera stanza.

 

Paola Bianchi, danzatrice e coreografa, ci mostra come anche la danza e la musica possono essere riciclate.

Il progetto che la coreografa ha portato al teatro Espace prende il nome di WASTE MOVEMENTS ossia "movimenti scartati, abbandonati", infatti la sua opera ruota intorno al termine "ABBANDONO " che contiene la parola "DONO": qualsiasi cosa abbandonata può diventare un dono per qualcuno.

Essendo una coreografa, Paola Bianchi ci racconta che durante l'elaborazione di uno spettacolo si fanno tantissime improvvisazioni, in seguito la coreografia viene "ripulita" e molti movimenti vengono scartati. Lei ha raccolto i movimenti scartati dalle registrazioni delle sue coreografie passate, riunendoli in un unico spettacolo . Anche il brano musicale della coreografia è stato riciclato, inizialmente era un brano scritto per uno spettacolo dell'anno passato ma mai messo in scena perché modificato. Il costume con cui si è esibita Paola Bianchi è stato un abito lungo realizzato personalmente dalla coreografa con i sacchetti dell'immondizia.

La sua opera è l'esempio di come, davvero, qualsiasi cosa possa essere riciclato.

 

Irene Vaccaro è stata per molti anni un'operatrice sociale con una forte passione per il disegno e la pittura, in seguito ha deciso di cambiare vita e ha trasformato un hobby in una professione. Attualmente realizza gioielli partendo dalle matite colorate, siccome questo oggetto è molto familiare a lei ed ha pensato di dargli una seconda vita.

Il procedimento è abbastanza lungo perché, Irene Vaccaro, non utilizza macchinari ma taglia e fora le matite a mano.

Il suo brand si chiama GYPS perché non detiene un negozio ma è itinerante, può essere reperibile in Via Po.

I suoi gioielli nascono per pura fantasia, un modello tira l'altro. Il suo pezzo preferito è la collana perché si può sbizzarrire di più con la fantasia nel creare nuovi modelli.

 

Alessandra Ochetti ha lavorato per molti anni come architetto ma per via di vicende personali ha dovuto rinunciare al suo lavoro. Alessandra non si è data per vinta e si è rimessa in gioco cominciando a realizzare per sè abiti, successivamente con la creazione di abiti su richiesta per le amiche fino ad arrivare ad aprirsi un laboratorio in via Pietro Micca realizzando intere collezioni da proporre ai clienti.

Lei utilizza piccoli scampoli di tessuto di collezioni passate di aziende che producono tessuti per grandi collezioni oppure ricava tessuti grazie alle collaborazione con imprenditori che sostengono l’economia green. Siccome i tessuti provenienti dai laboratori sono in genere limitati non c'è una produzione in serie ma ogni capo è di per sé unico. Ci sono degli evergreen e ogni anno c'è la collezione nuova sia come tessuti che come linee. Inoltre Alessandra realizza anche gioielli (orecchini, collane,...) con molta fantasia, a volte parte da campionari di pelle di divani, a volte dalla tappezzeria (orecchini di perle di carta da parati)

L'ispirazione nasce da qualsiasi cosa, da tutto ciò che la circonda. Nei suoi lavori si nota moltissimo la sua formazione professionale, ci sono molte geometria inoltre anche il nome del suo brand è DUEPIGRECOERRE che è una formula matematica.

 

 

Una risposta ad una necessità è stato ciò che ha portato Marilaura, Anna e Manuela ad avere uno stand in questo evento. Ex proprietarie di una libreria si sono ritrovate con una marea di libri di cui non sapevano cosa farsene e tanta fantasia. Così inizia la storia di queste donne, le quali hanno messo in piedi un’attività in risposta all’esigenza di liberarsi dei libri rimasti dopo la chiusura del loro negozio. Oggi producono oggetti di qualsiasi tipo utilizzando la carta dei libri ed il legno: da cassetti segreti a sculture di carta, da collane a ferma libri a forma di cane… Insomma, ci sarà un motivo se il loro slogan è: ”Trasformiamo l’amore per i libri in oggetti d’arte”.

BooksandCo., art for booklovers… trasformiamo l’amore per I libri in oggetti d’arte.., Marilaura Fioravera, Anna Migliuolo, Manuela Germano.

Francesca Arri ha realizzato per la manifestazione un’installazione performativa, destinata a scomparire alla fine dell’evento. Ha creato un sipario con vestiti di seconda mano di ogni modello e taglia. Si è ispirata alla “memoria” degli oggetti. In origine gli abiti erano di persone a noi sconosciute, poi sono stati utilizzati per la realizzazione di un opera, un sipario, destinato ad essere smantellato perché tutte le persone che venivano a vedere l’opera erano invitate a prende e portare a casa un capo. In questo modo l’abito acquistava una nuova vita e le persone diventavano una parte attiva dell’opera del riciclo. Il suo lavoro era non solo sulla memoria, ma anche sul libero scambio delle merci e sull’utilità pratica che ha il riciclo.

 

All’entrata dell’evento siamo stati accolti dagli scatti realizzati dal fotografo Fabrizio Bastimento, il quale ha presentato due tipologie di foto. Nelle prime, recandosi nei mercatini dell’antiquariato, ha voluto riprodurre oggetti usati (come orologi, bottoni, abiti…) catturando la loro storia, la loro essenza. Oggetti che se acquistati avranno una nuova vita, da qui l’importanza del riciclo. Nelle seconde, notiamo l’intervento dell’essere umano, che ci aiuta ad elaborare il concetto del tema della mostra. Le foto qui sotto, sicuramente riusciranno ad esprimersi al meglio e a regalarvi molte emozioni.

                                             di Mirela Rujan e Carlotta D'Apice