Karima

 

Karima e il suo trio di musicisti hanno chiuso la rassegna “In Jazz” del Torino Outlet Village. Abbiamo avuto il piacere di incontrarla. Ecco cosa ci ha raccontato in questa intervista.

 

Oggi Karima chiuderai qui al Torino Outlet Village la rassegna “In Jazz”.

Esatto, chiudiamo la rassegna anche se il meteo non è a nostro favore, il concerto doveva già essere il 14 di luglio, noi eravamo qua, ma sembrava di essere a novembre e non c’è stato modo di esibirci. Questa volta il palcoscenico è stato messo in un posto al chiuso per mettere al riparo gli strumenti, noi musicisti e anche il pubblico che potrà assistere al concerto senza ombrelli.

Presento questo progetto che si chiama “Voices” che è nato l’anno scorso inizialmente per il “Moncalieri Jazz Festival”: mi era stato chiesto, visto che era il centenario della nascita della grande Ella Fitzgerald, di fare un progetto su di lei e sul repertorio che aveva cantato e interpretato nei suoi anni di carriera. In realtà poi mi sono trovata benissimo con questi musicisti ed essendo approdata in Piemonte da un anno, mi sono circondata di musicisti locali che sono bravissimi e sono Fabio Giachino al piano, Ruben Bellavia alla batteria e Davide Riberti al basso. Abbiamo trovato una bella sintonia umana e musicale. E’ un anno che ci conosciamo, siamo in evoluzione e in continua crescita, come è la musica. Lavoriamo sugli arrangiamenti e sui brani nuovi.

 

 

Il jazz fa parte di te.

Il jazz lo definisco sempre il mio primo amore, l’ho conosciuto all’età di sedici anni ascoltando Ella Fitzgerald e mi sono innamorata del jazz e dello swing anche se in realtà arrivavo da una matrice gospel ascoltando artisti come Stevie Wonder, Mariah Carey e Whitney Houston, quelli sono stati i miei primi ascolti.

Poi per mie esigenze e sperimentazioni ho fatto il programma di Amici. Essendo una trasmissione italiana mi si chiedeva di cantare sì in inglese, ma maggiormente in italiano, lingua con cui io non avevo mai cantato. Per me è stato mettermi alla prova con una lingua che un conto è parlarla e un conto è cantarla. Sono riuscita a contraddistinguermi in quella realtà perché sono riuscita nella finale a fare suonare all’orchestra e portare ad un grande pubblico un brano come ad esempio “Georgia on my mind”, brani che in televisione non erano mai stati cantati. Ricordo molti messaggi privati e pubblici di fan, di persone che mi dicevano: “ Grazie per averci fatto ascoltare e conoscere quel bellissimo brano che hai cantato alla finale”.

 

 

Quando hai iniziato a cantare?

Quando ho iniziato a cantare avevo tre anni, in casa ero il jukebox, i miei fratelli mi facevano cantare e mi registravano, era un divertimento. In studio di registrazione a cantare un brano inedito avevo sei anni. In famiglia non mi hanno mai forzata e detto: “Fai questo!”. Era la mia passione, nessuno in famiglia fa questo mestiere. Sono stati i maestri di musica delle elementari che hanno messo sul chi va là mia mamma e le hanno detto: “Questa bambina ha un talento musicale da non sottovalutare”.

 

 

Avresti mai detto quando eri piccola che avresti avuto una carriera così bella?

No, non l’avrei mai detto, quando ero piccola dicevo che volevo fare di lavoro la maestra dei bambini piccoli, la mia passione era lavorare all’asilo nido. Poi la musica ha preso il sopravvento nella mia vita ed ho iniziato a fare questo in maniera molto naturale, piano piano era come se una voce dentro di me mi dicesse che questa era la mia strada.

 

 

Negli anni hai avuto molte soddisfazioni, tra cui aprire i concerti di Whitney Houston.

Per me è stato coronare uno dei miei sogni più grandi, ho conosciuto Whitney Houston quando avevo otto anni attraverso la radio e ho detto a mamma che io volevo cantare come quella donna. Quando è venuta a mancare le persone mi scrivevano come se mi fosse morto un familiare, da quanto sapevano quanta era la mia passione per lei. L’anno scorso ho avuto la gioia di fare il musical “Guardia del corpo” dove mi sono trovata sul palco ad essere lei.