Come educare al cambiamento di vita attraverso la teoria dell'empowerment

 

Prosegue la nostra rubrica “Ritrova te stesso”. L’argomento di oggi della dott.ssa Silvia Giannessi è “Come educare al cambiamento di vita attraverso la teoria dell’empowerment ”.

 

Nell’educare al cambiamento di vita, la teoria dell’empowerment può aiutarci a fornire a coloro che non hanno più la padronanza delle loro vite, il potere di decisione e la capacità d’azione. Il consulente dell’empowerment aiuterà il soggetto che sta perdendo energia a ritrovare la determinazione necessaria per tornare a partecipare attivamente agli eventi che lo riguardano. Non costruirà un nuovo soggetto, sarà come la fiamma che fa riaccendere in colui che stava per spegnersi delle energie già presenti, che avevano bisogno di sostegno per emergere.

Il soggetto disempowered, (non in grado di prendere le decisioni importanti che riguardano la propria vita e di portarle a termine), verrà aiutato a riacquistare la capacità riflessiva, che gli consentirà di guardare il mondo con i propri occhi e di capitalizzare l’esperienza, ossia di arricchirla e farla propria. Potrà imparare da questa mettendo in atto la riflessione nel corso dell’azione di cui parlava Schön la quale permetterà la costruzione di un’esperienza non fine a se stessa.

Questo tipo di esperienza è in grado di aprire all’uomo riflessivo, che guarda la realtà in modo intenzionale con l’obiettivo di partecipare alla sua trasformazione, nuove opportunità.

La teoria dell’empowement vuole dare infatti, voce a chi non ha voce, energia a chi crede di non averne più, potere a chi non ne ha. Essa crede nel valore sacro dell’uomo che in questo secolo disumanizzante è stato spesso dimenticato e negato.

 

Rappaport fu il primo autore a definire il termine empowerment, indica come esso sia un processo di acquisizione del potere, inteso come possibilità di controllare attivamente la propria vita”.1

 

Attraverso un processo di tipo bottom-up, l’empowerment esce dall’ottica dell’assistenzialismo, coinvolgendo direttamente i portatori di interessi, che saranno messi in grado di utilizzare le conoscenze acquisite.

Si uscirà dall’ottica della vittimizzazione dei soggetti più deboli, questa è sinonimo di rassegnazione. Si guarderà attraverso occhiali che tengono conto anche dei vincoli presenti nell’ambiente di vita , che contribuiscono a rendere il soggetto non più capace di essere protagonista della sua vita.

1 L.Dallago, Cos’è l’empowerment, Carocci, Roma, 2006.

 

Per domande o consulenze potete scrivermi a: silviagiann73@gmail.com

                                                

                                                                             Dott.ssa Silvia Giannessi

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