Maddalena Bertello

Maddalena Bertello e le sue borse. Oggi vi presentiamo Maddalena e le sue creazioni e con questa sua intervista festeggiamo anche il suo compleanno.

Ph Raffaele Sordillo.

1. Ciao Maddalena, per gioco provi a fare una piccola borsa e scopri di esserne capace.

Sì, è stata una vera sorpresa per me prima di tutto.

Fin da quando ero bambina ho avuto una passione smodata per borse e scarpe. I due feticci del femminino universale mi hanno rapita fin da piccola (ma proprio piccola, infatti erano loro a farla da padroni già nelle letterine a Babbo Natale). Da allora ne ho sempre fatto grandi “scorpacciate”. Poi un bel giorno mi è venuta all’improvviso la voglia di provare a farmela da sola, una borsa. Ce l’avevo chiara nella mente e volevo capire se l’avevo anche “nelle mani”. E soprattutto l'idea di farmi una borsa proprio come la volevo io in ogni dettaglio era irresistibile.

Già, bello, ma sarà facile? Impossibile? Decido di scoprirlo. Così detto fatto, oso: prendo un vecchio giubbotto di pelle portato per anni, ormai dimenticato, lo giro e lo rigiro fra le mani e intanto inizio a immaginare. E così ecco il primo taglio. Non l’ho scucito, ho lasciato intatta la sua anima originale. Ed è stata un’emozione forte. Che dire, è andata. E’ andata alla grande: le mani sapevano da sole come muoversi, come se lo facessero da sempre e volavano sulla pelle. E’ stato tutto fluido, come i capitoli di una storia già scritta, in un mix perfetto fra creatività e manualità.

 

2. Quando e perché da un gioco diventa un lavoro?

Anche questo è accaduto per caso… All’inizio le borse le facevo per me, poi col passaparola di amica in amica ho iniziato ad avere un numero di richieste importante così ho cominciato a dare sempre più spazio a questa nuova attività. In quel periodo lavoravo come libera professionista per cui ho potuto distribuire il mio tempo fra il precedente mestiere e questa nuova avventura.

E poi è arrivata l’esperienza dei laboratori di Manualmente che ha segnato la svolta.

 

3. Com'è stata l'esperienza dei laboratori di “Manualmente”? Di cosa ti sei occupata?

Ho tenuto dei workshop promossi da una importante azienda di macchie da cucire durante i quali in un paio d’ore insegnavo alle partecipanti come realizzare una piccola tracollina in pelle. E’ stata un’esperienza fondamentale per me perchè mi ha procurato in pochi giorni una discreta visibilità. E al tempo stesso è stata l’occasione per capire che le mie creazioni potevano interessare a un pubblico piuttosto eterogeneo.

Poi da lì a trasformare quel bel gioco in professione il passo è stato brevissimo e spontaneo.

 

4. Crei borse anche trasformando dei capi.

Sì, è stato il mio punto di partenza e per me è importante associare il concetto di creatività a quello di trasformazione. Per questo mi piace reinventare oggetti in pelle che in precedenza sono stati altro, e che magari rappresentano un ricordo particolare, e farli diventare una borsa personalizzata. E lo posso fare con qualsiasi cosa: borse, giubbotti, pantaloni e gonne, rivestimenti di poltrone e divani, persino stivali. Perché qualsiasi oggetto di pelle può diventare una tobeMAD. Il cliente mi racconta la sua idea, io la faccio mia e metto al suo servizio la mia creatività (poca o tanta, dipenda da quanta ne ha o ne esprime lui) e la mia manualità. Così potrà veder la sua borsa crescere man mano, partecipando al processo creativo e a quello realizzativo. Potrà personalizzarla al massimo anche cammin facendo e farla davvero sua.

 

5. Cosa vuol dire per te creare una borsa su misura? Che caratteristiche ha?

La borsa su misura è un qualcosa a cui non siamo così abituati. Però anche chi non ci ha mai pensato prima quando, chiacchierando con me approfondisce, si rende conto delle potenzialità che comporta. E così scatta immancabile il desiderio di progettarla insieme. In questo modo quello che poteva essere un normale acquisto, diventa un atto creativo a tutti gli effetti.

E non si tratta solo di scegliere un colore o una forma. Quelli certo, sono aspetti importanti, ma io lavoro soprattutto sullo stile e sull’equilibrio.

Lo stile: la borsa deve rispecchiare il modo di essere della persona che la indosserà. Per questo per me è fondamentale entrare il più possibile in contatto con colei (o colui, per fortuna ho tanti clienti uomini, esigentissimi!) che porterà la mia creazione, per conoscerla, capirla, comprendere qual è l’immagine che ha di sé e quale vuol trasmettere (quando coincidono è più facile, a volte non è così allora la sfida diventa ancor più interessante!). Un esempio che credo renda l’idea: una cliente in un briefing (tra l’altro via mail, per via della distanza) mi dice: “Mad, sto cambiando alcune cose importanti nella mia vita, per questo voglio una borsa rossa, che sia una borsa da guerriera di luce. Una blade runner futurista.” Credo di non aver mai ricevuto un briefing più efficace di questo. Ha innescato in me una immediata ondata di creatività. Su quelle poche parole ho realizzato la sua borsa. E, credimi, era davvero una borsa da blade runner futurista!

E poi l’equilibrio. Se andate da un sarto per un capo su misura non vi stupite se vi misura l’avambraccio. Quando lo faccio io di solito genero un po’ di sorpresa. Le clienti non se lo aspettano. In realtà fare una borsa su misura vuol dire anche renderla armonica con le proporzioni del corpo della persona che la porterà. Per questo ricerco il massimo equilibrio tra forme e proporzioni. E non basta limitarsi ai luoghi comuni del tipo che le piccole non devono portare borse grandi. C’è la stangona tutta gambe ma con l’avambraccio corto che porterà malissimo la sacca oversize, così come la donna minuta che invece porterà con scioltezza e magari con un pizzico di ironia una bike bag gigante.

In sintesi, io credo che il mondo delle borse su misura vada molto oltre il fattore meramente estetico. Perché la borsa ha un significato più profondo, e me ne rendo conto ogni giorno di più. La borsa è davvero quel luogo sicuro che abbiamo sempre lì a fianco a noi che, a seconda dei momenti, ci fa sentire belle, ci dà rifugio quando siamo in difficoltà, ci fa sentire spavalde, ci rende vezzose.. Per questo le tobeMAD sono borse da vivere. E da rivivere.

 

 

6. Disegni i modelli delle borse o tagli direttamente la pelle?

Taglio sempre in “presa diretta”. Il disegno mi inibisce, mi frena. L’idea nasce sempre dal contatto tattile con il materiale. Creo in modalità decisamente istintiva.

 

7. In base a cosa scegli i colori?

Idem come sopra, li scelgo in base all’effetto che un dato colore ha su una determinata pelle. Le pelli grasse consentono colori più polverosi, quelle martellate colori più netti. Poi dipende dalle caratteristiche del modello che voglio realizzare e anche della persona per cui lo realizzo.

 

8. Quali sono i tuoi preferiti?

I miei colori preferiti sono i colori della terra, tutta la gamma dei marroni, gli arancio, i bruciati, i gialli. E poi il verde, la mia vera passione. Ma che sia verde muschio, il solo e l’unico per me. Detto questo, lavoro principalmente il nero che ancora la fa da padrone, soprattutto a Torino… Ma sono fiduciosa di poter piano piano stimolare in chi si rivolge a me nuove passioni per i cromatismi.

 

9. Tra poco partono dei corsi nel tuo laboratorio.

Sì, quest’estate ho allestito il mio nuovo laboratorio che mi consente di riprendere, in parallelo con la produzione delle tobemad, anche dei cicli di corsi. Si tratta di corsi che hanno sì la caratteristica di fornire i rudimenti di base per tagliare e cucire la pelle. Ma hanno anche un valore diciamo ‘’terapeutico’’ in quanto i partecipanti possono vivere l’esperienza della trasformazione di un capo, che tocca molti piani, non soltanto manuali, ma anche emozionali. Perché quando si trasforma un capo rispettandone l’anima originaria, ci si trova ad attraversare quella terra di nessuno in cui il capo che era non è più, e quello che diventerà ancora non c’è. E’ una via pratica per affrontare l’immobilismo che spesso la paura del cambiamento genera. Una sorta di metafora agita delle evoluzioni del nostro sentire.

E credo che possa rappresentare un buon modo per coniugare manualità e creatività: la prima di arricchisce di significato, e la seconda si completa di ispirazione.

 

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